Epifania. E se cercassimo l’umano per trovare Dio?

Sì! Siamo chiamati ad alzare lo sguardo, a non camminare a testa bassa, rasente il muro o il margine, ma a testa alta, con fierezza e dignità; cercatori di luce e di verità, innamorati dell’umanità verso cui ci sentiamo sempre, un po’, almeno un po’, debitori. Debitori di che cosa?

Questa è la domanda che oggi, tutti, ma veramente tutti, ci dobbiamo porre se vogliamo essere veramente umani. Se vogliamo poter guardare negli occhi i nostri figli di oggi e quelli di domani.

Perché Dio ci ha affidato un Sogno, meglio ancora: Dio ci ha affidati ad un Sogno, il suo Sogno, quello che, nella pienezza dei tempi, si è fatto carne, si è fatto umanità, ed è venuto a condividere in tutto, in tutto il bene possibile, la nostra storia umana.

Sembra a voi, amici miei, che oggi l’umanità stia realizzando veramente il Sogno di Dio? Abbiamo dimenticato qualcosa o, più verosimilmente, abbiamo tradito Qualcuno?

ABBRACCIO

Betlemme, (in ebraico) casa del pane e del silenzio. Dio ricomincia da Betlemme, ricomincia da un bambino. È un Dio e Signore che non s’impone, che ha bisogno di essere accolto da un abbraccio amorevole, un abbraccio di madre. Un Dio sa di pane e, un giorno, si offrirà come pane per la vita.

Il sogno di Dio si manifesta nel Verbo che si fa carne nella piccolezza e nella fragilità di un bambino. Da allora, la vicinanza è assoluta, e c’è un frammento del Sogno di Dio in ogni carne umana, c’è qualcosa di divino in ogni persona umana, c’è in ognuno un frammento di luce e un briciolo di santità possibile. Dio in Gesù ci chiede di essere accolto.

Perché l’incarnazione non è finita, Dio continua a prendere carne nella concretezza di ogni nostra vita, carne benedetta o carne ferita, carne amata o carne calpestata, carne accolta o rifiutata … tutto ciò che farete a uno solo di questi piccoli … lo avrete fatto a me. (Mt. 25, 31 – 46) e abita il Signore le mie parole perché abbiano luce. Abita le mie mani perché si aprano a dare pace, ad asciugare lacrime, a spezzare ingiustizie. Guardo il mondo e la storia che sto vivendo e mi chiedo:

“dove sei finito, mio Dio fatto bambino, piccolo tra i piccoli; fuggiasco in Egitto, prigioniero nei campi profughi della Libia, affogato nel mare o nelle sabbie del deserto?”

Come i Maghi d’oriente, anche noi, cercatori di Dio siamo chiamati ad amare l’umanità di Cristo se vogliamo giungere alla sua divinità. Giungere a Dio amando l’umanità di Gesù, ora bambino in braccio a sua madre e poi uomo sulle strade di Palestina, amico di tutti, soprattutto degli ultimi e degli esclusi, i suoi anni nascosti fatti di normalissima quotidianità e di lavoro. Se Dio, in Gesù ha lavorato, il lavoro è una strada che ci rende divinamente creativi e dignitosamente liberatori.

Il suo farsi vicino agli esclusi e ai malati, i suoi occhi che hanno vista la nobiltà e la miseria dell’umano non solo nei piccoli ma anche nei potenti dell’epoca e poi gli anni del grande annuncio, delle parabole e delle guarigioni, degli abbracci e delle feste, poi la passione, il tradimento, l’abbandono e la croce. Sepolto come ogni mortale e gli amici con sua madre che sperimentano l’amarezza di un corpo assente. La Pasqua e poi, il ritorno al Padre.

E la Comunità dei discepoli che nasce da un corpo assente. È la strada dei Maghi. Di ognuno di noi, cercatori come loro della carne di Dio, dobbiamo riconoscerlo nel volto di ogni uomo, piccolo.

E’ straordinario il messaggio di questa festa. Scoprire il divino, il prodigioso non nel miracolismo facile di una religiosità che non salva ma nella operosità quotidiana di cui il Signore Gesù, il Sogno di Dio fatto carne ci istruisce. I cercatori trovano un bambino avvolto da un abbraccio di madre.

Come ogni bambino, il Dio fatto uomo ha bisogno di un abbraccio di madre che lo faccia vivere, e scoprire in Lui e attraverso di Lui quanto impoverisce una vita non accolta e adeguatamente abbracciata. Scoprire nella famiglia di Giuseppe e Maria la preziosità del vivere innamorati!

Da questo abbraccio, dai volti innamorati dei suoi genitori terreni, gli verrà sempre, oltre alla fede, la forza per vivere. Perché ogni piccolo d’uomo avrà sempre tanta forza quanta ne ha l’abbraccio che lo stringe e lo porta all’esistenza.

Oggi, 2018 dell’era cristiana, il Vangelo ci annuncia una cosa grande: ”Dio si manifesta ancora negli abbracci del nostro amore”. Siamo chiamati tutti a rendere possibile, ancora oggi e per tutti i giorni a venire, il farsi carne, della Parola di Dio, il farsi uomo del Sogno di Dio.


Nell’immagine “L’Adorazione dei Magi” – dipinto a olio su tavola e tempera grassa (246×243 cm) di Leonardo da Vinci, realizzato tra il 1481 e il 1482. Viene conservato nella Galleria degli Uffizi a Firenze.