“…E tu non dimenticare…“

Oggi è veramente una festa di vita e per la vita. L’uomo non vive di solo pane, dice il Signore! Anzi, di solo pane si muore. Ma vive di quanto esce dalla bocca di Dio. Dalla bocca di Dio vengono parole che creano la luce, l’acqua, la terra e il vento. Viene il cosmo, viene l’alito di vita che fa di un grumo di fango una persona vivente.

Dalla bocca di Dio vengono i miei fratelli che sono parola di Dio; viene il bacio d’amore con cui inizia e finisce la vita. Questa, amici, è la nostra sorgente. E ci invita a ricordare, ”ricordati di tutto il cammino che il Signore ti ha fatto percorrere. Ricordati, perché l’oblio è la radice di troppi mali. Ricordati del deserto…”

SILENZIO. PERDONO. LODE.

Prima lettura: Deuteronomio 8, 2 ss.

Cantico: Filippesi 2, 1 – 11.    Resta con noi Signore, quando si fa sera nella vita.

Se è solo la fede a guidarci, se amarci è una gioia e una festa, se lo Spirito Santo ci rende fratelli, lodiamo riconoscenti il Signore. È una grande gioia per tutti camminare sulla via dell’amore, rifuggire ogni invidia, ogni vanto, stimare anche chi amiamo di meno.

Resta con noi Signore, quando si fa sera nella vita.

Preoccuparci di chi è nel bisogno donando tutto ciò che ci è caro, perdonare, scusare, capire, comportarci come Cristo Gesù. Era Dio, il Signore Iddio, Creatore della terra e degli astri, ma ha ascoltato il grido dell’uomo e ha deciso di venirgli in aiuto.

Resta con noi Signore, quando si fa sera nella vita

Ha rivestito la carne mortale del primogenito di povera gente, senza casa, potere e appoggi: solo le braccia per lavorare e pregare. L’hanno visto abitare tra loro, crescere e imparare sbagliando, soffrire, cantare, amare; uomo come tutti gli uomini.

Resta con noi Signore, quando si fa sera nella vita.

Poi ha scelto di essere il servo dei poveri e degli ultimi della terra; donare il suo tempo, la sua forza, amarli con compassione infinita. Con gesto di smisurata libertà e insieme di filiale obbedienza si è lasciato inchiodare ad una croce come l’ultimo di tutti gli schiavi.

Resta con noi Signore, quando si fa sera nella vita.

Per questo il Padre l’ha amato più di ogni altro sulla terra; per questo gli ha ridato la vita che l’invidia gli aveva rubato. E un nome il Signore gli ha dato, un nome nuovo, un nome di gloria proclamato dalla bocca dei santi, dei giusti dei martiri, annunciato da tutti i profeti.

Resta con noi Signore, quando si fa sera nella vita.

Il suo nome è Cristo, il Signore, il Redentore di tutta la storia; al suo nome sia rivolta la lode di tutti i credenti della terra. Davanti a Lui ognuno si inginocchi, del passato, del presente e del futuro, ogni bocca proclami esultante: benedetto Gesù, il Signore della storia!

Resta con noi Signore, quando si fa sera nella vita.

ALLELUIA

Tutti potremmo, e forse, dovremmo, raccontare il nostro viaggio nella vita, almeno a noi stessi; parlare dei nostri deserti dove abbiamo sperimentato, non soltanto la fatica, la sete, la solitudine e la paura, i serpenti e gli scorpioni, ma anche l’acqua scaturita all’improvviso dalla roccia, quando disperati pensavamo di non farcela, dal cielo è arrivato qualcosa, o qualcuno, una forza, un amore, un amico, un canto, … squarci di luce e di Cielo improvvisi a ricordarci che non viviamo da soli, semplicemente chiusi nel cerchio dei nostri problemi, ma che c’è un Amore che circonda e sostiene i tragitti della storia e della vita, storia e vita di tutti e di ognuno.

Se siamo sopravvissuti al deserto, se non siamo diventati noi stessi un deserto, è perché Qualcuno non ha mai smesso di abitare la nostra vita, di dare un senso, un orizzonte, una meta al nostro vivere. Qualcuno non ha mai smesso di essere l’acqua per la nostra sete e il cibo per la nostra fame, respiro di vita per i nostri polmoni.

Man hu?  Che cos’è? Manna non è il nome ma la domanda che Israele fa davanti alla sorpresa di Dio che dona acqua, pane e carne nel deserto; un cibo vitale e prezioso a loro sconosciuto. Nutrimento che li ha resi capaci di attraversare il deserto e di approdare ad una terra di libertà. E scoprono di essere amati e protetti da un Dio e Signore che nutre e custodisce la vita.

Credo che oggi, dopo le dure vicende di questi mesi, dopo le paure e i lutti, dopo tanto dolore e amare solitudini, esperienze che non ci hanno necessariamente resi più buoni o più cattivi ma semplicemente più consapevoli della nostra fragilità, oggi è il momento di chiederci tutti, tutti, tutti:

Di cosa vivo io? Di cosa si nutre la mia vita? Qual è il cibo che mi fa vivere umanamente?

Chiederci veramente di cosa abbiamo nutrito e ancora nutriamo le persone amate, le persone che Dio ci ha posto accanto affidandocele perché le coltivassimo con cura? Non di solo pane ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio. E ci viene chiesto di fare altrettanto: ”fate questo in memoria di me”.

Chiamati con Cristo e come Cristo a farci nutrimento, a nutrire con la nostra vita le persone che amiamo. Che il Signore ci ha posto accanto perché amandole ne avessimo cura. Chi è madre e padre lo sa e lo capisce benissimo cosa significa farsi pane, farsi cibo che nutre la vita per i propri figli e per le persone amate…

Siamo, per la maggior parte, figli di una generazione e di una storia dove il “pane di ogni giorno era difficile” eppure sapevamo essere felici e pieni di sogni, pieni di grandi speranze, in parte avverate. Poveri e provati anche i nostri genitori, eppure capaci di gesti e parole che ci facevano vivere e sognare. Abbiamo imparato Ideali  e valori dal Vangelo e dalle parole del parroco la domenica. Maturato le  prospettive  e la consapevolezza di un mondo più bello e migliore dai racconti che i maestri a scuola, gli adulti al circolo, gli amici sul sagrato della chiesa o sulla piazza del paese, ci facevano sulla Carta costituzionale della neonata Repubblica fondata sul lavoro dignitoso di tutti e per tutti. E abbiamo imparato a cantare non soltanto nelle  splendide primavere ma anche nei freddi inverni.

Ci dicono i grandi, che forse torneremo ad essere un po’ più poveri. Io credo che impareremo la virtù della sobrietà e potremmo essere anche più felici se sapremo essere solidali e giusti, capaci di condivisione e di comunione, se sapremo, con Cristo e come Cristo sentirci fratelli universali, tutti figli dell’unico Padre nostro che è nei cieli ma che non lascia nessuno da solo nell’attraversamento dei deserti della terra. Ritroveremo il gusto e la gioia di essere e sentirci tutti più umani.

Ecco perché abbiamo bisogno di questo Pane del cielo. Abbiamo bisogno che a nutrirci non siano soltanto cose, ma la Carne e il Sangue di un Cristo, l’amore e la vicinanza di un Dio, Misericordioso e Fedele, lento all’ira e grande nell’amore, che fa grande ogni vita.

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