È sempre un male la paura?

È straordinario questo brano di Marco, ci consegna momenti di vita, squarci di umanità e molta verità. Ci racconta di una sera e di un Signore Gesù stanco per avere molto servito e ascoltato, ma  mai stanco di ascoltare e servire, un Signore che si consegna al riposo e alle cure dei suoi discepoli, e le premure degli amici gli restituiscono energie nuove per il nuovo giorno. Ma scoppia una tempesta e appare la paura!

Il Signore ascolta, pone domande, offre nuove sponde e guarisce la vita. Perché avete paura? Troppo facile dire che è un rimprovero; forse lo è ma, soprattutto, ci interroga sul perché delle nostre paure, su quante sono le nostre paure e da dove nascono.

Se in questo momento il Signore passasse accanto a noi, ci guardasse negli occhi e ci ponesse le stesse domande, che risposte avremmo per lasciarci guarire?

SILENZIO. PERDONO. LODE.

Queste parole del Vangelo le sento dolcissime e benefiche per me e, lo spero vivamente, anche per voi. Se anche tu mio Signore, arrivi a sera stanco, se anche tu attendi che qualcuno si prenda cura di te, ti dia la possibilità di riposare e dormire nella tua stanchezza, allora non solo la tua Divinità ma anche la tua Umanità guarisce e fa del nostro vivere, un prodigio.

Sentirci stanchi, bisognosi di riposo, di qualcuno che abbia cura di noi, esprime un desiderio sano. E ci sono giorni in cui la fatica, gli impegni, le nostre fragilità e quelle di chi ci vive accanto, delle persone che incontriamo, quando il dolore nostro o dei nostri cari, o semplicemente il dolore umano, ci graffia il cuore e ci fa gridare verso il cielo la nostra stanchezza e la nostra paura, questo non è una colpa ma un singolare atto di fede. È sentire che Tu Signore, almeno Tu, puoi capire.

La tua presenza stanca e provata, quella sera sulla barca dei tuoi amici, ci fa pensare ad un mondo bello e normale, un mondo fattoda donne e uomini normali, a una normalità fatta di lavoro, impegno, fatica, di cure amichevoli, parole buone che accarezzano cuori feriti o stanchi, piaghe medicate e non solo sulla pelle, pane spezzato e condiviso perché sia finalmente nutrimento che alimenta la vita , un sorso di vino perché la gioia del vivere non venga meno, un mondo autentico insomma, dove non c’è bisogno di eroi senza macchia e senza paura, ma da coloro che, nonostante la paura, non si arrendono e guadano avanti.

E Tu Maestro di vita, a indicare nuove mete, nuovi orizzonti, nuovi approdi, nuove sponde per le nostre barche, magari fragili ma sempre pronte a ripartire. Sì mio Signore: sempre pronte a ripartire. Perché oggi il rischio più grosso, non è quello di scoprirsi fragili ma di rassegnarci a strane e mediocri certezze, come quelle barche che per paura della tempesta, rimangono sempre ormeggiate al molo; stanno al sicuro certo! Ma sono state concepite e create per navigare e non per riempire il molo.

Molte volte nella Bibbia, Tu Signore ci inviti a non avere paura, ad avere coraggio, a sentirti vicino. Qualcuno ne ha contate 350. Per ben 350 volte Tu, Signore ci inviti a non avere paura, Ce loripeti ad ogni risveglio, quasi fosse il tuo buon giorno.

Oggi no! Oggi tu ci interroghi sulle nostre paure e ci inviti a guardarle in faccia, a dare loro un volto e un nome, forse per scoprire che i problemi e le difficoltà che abbiamo davanti, non sono così enormi, potenti invincibili . Ma sono resi tali dalla nostra paura.

E allora ci inviti ad avere FEDE. Avere fede significa sentire che, nella nostra vita, Qualcuno ci è sempre accanto, capace di perseveranza e di fedeltà. Qualcuno a cui la nostra vita importa, il nostro bene importa, la nostra felicità importa. Qualcuno che viene a rassicurarci che a Dio importa della nostra vita, e importaa tal punto che ci mette a disposizione la sua.

Il Signore che sgrida il vento e placa la tempesta ci garantisce che Lui, il Signore Dio non ama le tempeste, non le ordina per nessuno, neppure a fin di bene. No amici! Noi non crediamo in un dio che ama le tempeste. A Lui importa e come, se moriamo. Importa a tal punto della nostra vita che ci offre la sua.

“ Fate questo in memoria di me “ sono le parole solenni del suo testamento.  “ Amatevi gli uni gli altri come io vi amo “.  Avere fede in Lui, nel Dio di Gesù Cristo, significa sentirlo vivo e operante nella nostra vita e attraverso la nostra vita. Allora io riconosco un Dio amante e innamorato in ogni padre e in ogni madre che si gioca la vita per amore dei figli. In ogni uomo e in ogni donna capaci di un amore che si fa presenza costante e fedelenei momenti della prova, capaci di dolcezza, cura, attenzione, tenerezza quando tutto questo costa e richiede Amore verace e fedele, cioè  capace di non scappare.

Perché  nessuno sia abbandonato nelle tempeste della vita, neppure i malati, neppure i migranti, neppure gli stranieri, nessuno di quelli che vengono definiti “ gli altri “ perché noi crediamo in un Dio che non conosce  gli altri ma che tutti chiama ad essere suoi figli.

Perché ognuno che vive e lotta per la giustizia, ognuno che ama la propria dignità e non si arrende, non si rassegna ai soprusi e alle umiliazioni, non sia mai solo, mai escluso, mai perseguitato ma senta accanto la Voce del fratello o della sorella divenuti voce del Signore a dirgli: “ c’è un’altra riva a cui approdare nel grande mare della vita“, non rinunciamo. Abbiate fede! Nel Signore che ama la vita, la tua vita e la vita di tutti. Nessuno escluso.

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