È Natale; e non è per niente povero!

Sì amici, è Natale anche in questo 2020, anno che ricorderemo per il suo carico di fatica, di paure, di ferite seminate nel corpo e nell’animo di molti, ma non sarà un “ povero natale “ perché Lui, il Signore della luce e della pace viene a noi, e si è fatto precedere dallo Spirito Santo che ha parlato a Maria che lo accoglie come madre, ha parlato a Giuseppe preparandolo ad accogliere Gesù non come genitore ma come padre; e parla, oggi, a ciascuno di noi, e  chiede di essere accolto.

Noi, che in questi mesi, con Maria e come Maria, lo abbiamo atteso come compimento delle promesse di Dio, promesse di liberazione e di grazia. Maria, nel suo fragile corpo, riassume tutta l’attesa dell’antico popolo di Israele, le attese di tutti i piccoli e i poveri della storia, e diviene la prima di tutti coloro che ogni giorno attendono salvezza e liberazione.

Quel  “ sì “ di Maria davanti all’Angelo, ha cambiato e cambia ancora oggi il senso della storia; Lei ascolta la Parola di Dio e l’accoglie nella sua vita mettendo a disposizione tutta se stessa. Oggi, il Signore chiede a ciascuno di noi di accoglierlo nella nostra vita.

La nostra risposta è fondamentale. Perché nessuno di noi ha mai visto Dio, nessuno di noi ha mai visto Gesù Cristo; come allora possiamo credere? Noi crediamo perché lo abbiamo riconosciuto nel volto, nella vita, nella fatica, nel lavoro onesto, nell’impegno per un mondo più dignitoso, umano e giusto di tanti uomini e di tante donne credenti prima di noi.

Abbiamo imparato il suo nome, conosciuto le sue parole, scoperto la grandiosità dei suoi gesti, nella vita e nelle preghiere di chi ci ha voluto bene, nelle loro scelte quotidiane, nella loro dignitosa disponibilità ad essere e ad agire come fratelli. In  questo Natale il Signore lo chiede a ciascuno di noi attraverso il grido, il canto, il pianto di tanta umanità che cerca il volto e la vicinanza di un Dio che è grande nell’amore, nel perdono, nella misericordia.

Disponiamoci alla celebrazione del Natale ponendo davanti al Signore, non solo le nostre fragilità, le nostre paure, le nostre colpe di cui chiediamo sinceramente perdono, ma soprattutto la nostra disponibilità a diventare veramente e pienamente cristiani, testimoni credenti e credibili del vangelo, uomini e donne abitati dallo Spirito santo e per ciò capaci di vera  ed autentica serenità e di generoso impegno, disposti anche a lottare se necessario, perché questo tempo, questa storia, questa terra, questa umanità, guarisca.

SILENZIO. PERDONO. LODE.

Ai piccoli, agli esclusi, agli affamati di libertà, verità e dignità, cominciando dagli scomunicati del suo tempo, il Signore manda a dire:” non abbiate paura, per voi è nato il Messia salvatore. Andate a Betlemme, troverete un bambino … “ . Questo è l’annuncio che cambia la storia. Tutti vogliono crescere nel mondo, ogni piccolo vuole essere grande, ogni grande vuole essere un dio. solo Dio vuole essere bambino.

Questa è la forza dirompente del Natale. Un Dio che scende, viene a farsi umanità piccola e fragile che non può fare paura a nessuno, che può vivere solo se accolto e amato.  Nasce così, per ognuno di noi, il nuovo ordinamento delle cose e del cuore; se vogliamo guarire questo mondo e la sua storia che è la nostra storia e il nostro tempo, più che inventarci dei nemici dobbiamo riscoprire la fraternità, la gentilezza, la cura dei più fragili.

Gli antichi Profeti esortavano:” siate santi perché Dio è santo “, nel tempo, ogni espressione religiosa, ci ha messo del suo per dirci come bisogna fare a diventare santi ,e per chi non sta alle regole, si pratica l’esclusione, il rifiuto, la scomunica.

Gesù vede davanti a sé un’umanità stanca, smarrita, scontenta, a volte incattivita e un po’ nevrotica, continuamente alla ricerca di un nemico su cui scaricare le proprie frustrazioni, e dice:” siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro “  non tutti riusciamo a diventare santi! Ma  tutti, tutti possiamo diventare misericordiosi, almeno un po’.

Cari amici: stiamo attenti a non ridurre il natale di Gesù a una favola, magari bella ed edificante, ricca di buoni sentimenti ma soltanto una favola che dura il tempo delle vacanze.

All’inizio dell’Avvento, papa Francesco ci ha detto che:” non basta credere in Dio, è necessario ogni giorno purificare la nostra fede, passando dall’essere dei buoni fedeli a uomini e donne credenti sì ma soprattutto credibili e capaci di vera gioia, perché il Natale non è una fiaba ma il venirci incontro di Dio in Gesù”.

E, continua ancora papa Francesco:” Il Bambino  che mettiamo nel presepe ha il volto dei nostri fratelli e delle nostre sorelle più fragili, ha il volto di tutti gli impoveriti di cose, di speranza, di affetti, di libertà e dignità. Per questo senza amore sincero per il prossimo, soprattutto per il prossimo sofferente, disprezzato, oppresso, i nostri presepi si riducono ad una rappresentazione di pupazzetti (sono parole del Papa) travolti dalla superficialità consumistica che  esprimono un mondo idolatra e pagano”.

A Natale, bestemmia contro il cielo e contro la terra, è il rifiuto e il disprezzo dell’altro, è l’indifferenza verso ogni forma di ingiustizia, è adattarci supinamente alla logica del sistema, ma questa sarebbe la rivincita di Erode, o comunque si chiami, del prepotente di turno, di chi coltiva ferocia, ingiustizia, paura.

Cari amici, vorrei salutarvi tutti uno per uno e dirvi:  facciamo come Dio; a Natale diventiamo veramente uomini, veramente donne, diventiamo generosamente umani.  Lasciamo che Gesù ci consegni un cuore capace di vivere con rinnovato coraggio la nostra umanità. Questo è per tutti noi, se lo vogliamo, il tempo in cui Dio ci dona il suo Spirito santo perché ci fecondi il cuore perchè la sua Parola, torni a farsi carne nella nostra carne e ognuno di noi sia, per chi ci vive accanto, l’esperienza che il Signore è tornato a visitarci e a prendersi cura di noi

 

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.