È la fame che accende la Fede

“Non  basta più pregare“. Era una delle parole d’ordine dei gruppi rivoluzionari cileni e latino americani, molto in auge verso la fine del secolo scorso. Uno slogan che faceva paura nel mondo ecclesiale, eppure era vero. Certamente pregare è vitale se si prega il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe, il Dio dei nostri padri e delle nostre madri. Il Dio Padre invocato e pregato da Gesù Cristo.

Ma bisogna essere vigilanti e attenti perché si può, magari in buona fede, pregare  gli idoli del faraone di turno, gli idoli del potere, dell’avere, dell’apparire, del politicamente corretto e, ognuno di noi sa quanto nella sua vita, la presenza degli idoli sia insidiosa e pericolosa.

SILENZIO. PERDONO. LODE.

Dicevamo anche domenica scorsa che, il dramma del nostro tempo non è tanto l’ateismo quanto l’idolatria: il potere, l’avere, il contare con tutte le infinite forme in cui la violenza si esprime anche là dove la legge è formalmente rispettata.

E allora Gesù interroga i suoi. Sta salendo a Gerusalemme dove la sua vicenda terrena si concluderà nel modo  tragico che sappiamo. I suoi lo seguono nel sogno che si realizzi finalmente la restaurazione dell’antico splendore del regno di Israele, regno che fu di Davide e di Salomone, regno divenuto impero e un tempio che fu meraviglia tra i popoli.

Gesù li mette in guardia senza apparente grande successo e chiede: “ Cosa dice le gente di me?”. Ce lo potremmo chiedere anche noi:” cosa pensa la gente di Gesù Cristo, oggi: nel 2020”.

E cosa ne pensiamo noi; noi come comunità credente,  ognuno di noi come singola persona? Gesù non si sta lamentando; ci sta preparando, perché è la vita che ci interroga. Magari  queste domande il Signore e la vita ce le pone attraverso le domande dei nostri figli, dei nostri nipoti, dei vicini di casa o colleghi di lavoro, e sono domande che non possiamo scantonare perché ci entrano nella carne e nel cuore, grondano fame di risposte vere per vivere.

Cari amici, lasciamoci educare  dal Signore e dalla vita, la vita può esserci maestra e rivelarci cose importanti attraverso la nostra storia, il nostro sapere, la nostra memoria, le scelte che abbiamo fatto, le gioie o le ferite che ci portiamo dentro.

A me la vita ha insegnato che per avere Fede bisogna avere Fame: fame di vita piena, fame di libertà, fame di bellezza, fame di verità, fame di giustizia e di fraternità. E vorrei confessare che la fame di libertà che mi brucia dentro l’anima e mi inquieta la vita, mi costringe a fare i conti con la mia mediocrità, le mie pigrizie, i miei ritardi. Ognuno deve fare i conti con se stesso.  Se vuole veramente restituire libertà a tutti coloro che liberi ancora non sono.

C’è una fame di libertà (da) : dalla sete, dal bisogno e dalla miseria. Libertà dall’ingiustizia e dalle tante forme di sfruttamento; prostituzione, caporalato, usura, raket. Libertà dalle droghe, dall’acol, dal gioco. Libertà dall’ignoranza che  rende succubi di ideologie stupide e crudeli come il razzismo. Libertà di essere pienamente uomini e donne consapevoli, responsabili, capaci di ascolto. Persone finalmente protagoniste della propria vita e pronte a spendersi per la vita degli altri. Capaci di custodire i propri cari ma anche capaci di essere padri e madri dentro la grande famiglia umana.

Ecco allora, tutta la potenza delle parole di Gesù: ”chi sono io per te?”. Quanto valgo per te? Perché tu, dice il Signore, tu per me vali più della mia vita, tu vali non solo fino alla morte di croce ma di più ancora, tu vali fino alla mia risurrezione, fino a diventare pane per nutrire la tua fame, tutta la fame e le arsure che ti porti dentro.

Allora, dice il Signore, se vuoi veramente essere mio discepolo, renditi disponibile con me e come me a prenderti cura non solo di chi ti vive accanto ma anche di chi ti viene incontro.

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