D’ora in poi, tu sarai…

Maestro, questa donna, è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella legge, ci ha ordinato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici? dico: chi di voi è senza peccato lo faccia per primo.

Mosè, consegnandoci le tavole della Legge ci ha pure detto: “ non nominare il nome di Dio invano”. Eppure  la storia è piena, anche ai nostri giorni, di piccoli uomini che si credono dio, parlano in suo nome, lo citano senza pudore e decidono della vita e della morte di tante persone. Lo fanno i mafiosi, lo fanno i dittatori, lo fanno i potenti e i prepotenti, a volte lo facciamo anche noi.

E la posero la in mezzo, non più donna ma semplicemente femmina, qualcosa che puzza di peccato e di colpa per il semplice fatto di  essere donna, di fatto l’uomo non c’è, contro di lui non ci sono accuse, mentre per lei c’è la possibile morte e, a deciderla, è un tribunale fatto di soli uomini che citano Dio senza pudore, lo invocano come garante e mandante del loro possibile crimine, loro che si sono fatti sordi all’insegnamento dei profeti.

Nel libro del profeta Ezechiele 18, 32 è scritto:” il Signore dice: Io non godo della morte di chi muore” anche questa è Parola di Dio, eppure quante volte lungo i secoli si è combattuto e ucciso in nome di Dio, o di chi si credeva mandato da Dio, o degli idoli che ci portiamo nell’anima.

La storia è piena di uomini che hanno preso e, ancora prendono, il posto di Dio, e non è una bella storia! Anche ai nostri giorni ci sono uomini potenti e prepotenti che si credono onnipotenti e dispongono della vita e della morte di tanti, di troppi. Governantio mafiosi, a volte con violenza aperta, altre volte con un violenza nascosta, quasi per bene, ma non meno micidiale, basti  pensare a tutti i morti per fame, o per miseria, che sono milioni.

Franco Battiato cantava  “ povera patria, schiacciata dagli abusi del potere, di gente infame che non sa cos’è il pudore, si credono potenti per quello che fanno e gli va bene. Tra i governanti, tanti perfetti inutili buffoni, in questo tempo devastato dal dolore . . . “è il peggio della storia che si ripete.

Gesù, chinato  scrive col dito sulla polvere della terra. Fra tanto rumore, nella furia di tante parole lanciate come pietre, Gesù introduce una pausa di silenzio, e scrive col dito. Il dito di Dio torna a scrivere per la terra, perché l’umanità ritorni a sentirsi amata da un Dio che vuole la vita per tutta la terra, per quando è fertilissima e produce vita e per quando è semplicemente polvere e sembra inutile, e riscrive il Signore una nuova storia per l’umanità del futuro.

“ Chi di voi è senza peccato, scagli la prima pietra contro di lei ”. Loro invocano la Legge immutabile e dura, scritta sulla pietra, Lui, il Signore invoca la coscienza di ognuno. Finalmente qualcuno che invita gli uomini e l’umanità ad essere veramente umani, a non rendere Dio complice o mandante dei nostri crimini o, più semplicemente, delle nostre scelte.

Gesù non domanda alla donna che cosa abbia fatto, le indica invece ciò che può e potrà fare. Non sta legittimando il suo male o il suo peccato. Semplicemente  sta affermando che nessuno di noi appartiene totalmente e per sempre al suo male. Nessuno di noi appartiene senza speranza agli errori del passato, abbiamo certamente delle responsabilità di cui dobbiamo onestamente farci carico, ma Gesù afferma che ciascuno di noi appartiene al futuro, al tempo che Dio vorrà ancora concederci e all’uso buono che ne sapremo fare.

Donna, o uomo, tu sei capace di amare, d’ora in poi, tu puoi amare ancora, tu puoi amare molto ma impara ad amare bene. È la storia, è la vita che ricomincia, è  la grazia del perdono che non nasconde le nostre responsabilità, non ci libera dal passato, ma fa molto di più: libera per noi il nostro futuro. E il bene possibile, di domani, conta più del male di adesso.

Il perdono è un vero dono, il solo dono che non ci farà più vittime ma che farà di noi, se lo accogliamo come grazia divina, i nuovi samaritani dell’umanità, spalancando ai nostri cuori capaci di amare, una intera umanità di cui prenderci cura, veramente.

È l’invito della Pasqua a non nasconderci dietro le nostre miserie del passato per rimanere inerti oggi, ma dalle nostre macerie, riscattate e redente dalla grazia del perdono, divenire dei testimoni credenti,  credibili e, finalmente, contenti.

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