Commento al Vangelo della domenica: Mc. 10,46–52

Vorrei iniziare questa Eucarestia chiedendo perdono a tutti per una mia superficialità portata avanti per anni quasi fosse una perla di saggezza e, scoprire che invece saggezza non è. Quante volte abbiamo detto o ci siamo sentiti dire che: “ siamo tutti utili ma nessuno è indispensabile”?

E con questo abbiamo relativizzato, a volte banalizzato, la sofferenza e il dolore degli esclusi.

Credo che non sia vero, credo che ciò sia falso; soprattutto credo che il Signore non ci ha fatti nessuno in serie ma che per Lui ognuno di noi è un pezzo unico. ” Un figlio unico”.

Anche le 27 ragazze affogate nel mare, la scorsa settimana, come i circa 3000 affogati dall’inizio dell’anno per i quali, chi di noi ha pianto? Credo nessuno! Anche loro sono unici e indispensabili.

Nel grande sogno di Dio, ognuno di noi è unico, indispensabile, imperdibile. Me lo hanno fatto capire una coppia di genitori che hanno perso uno dei loro tre figli. Gli altri sono gli altri, lui era lui e ci manca da morire. Si amici! Siamo tutti unici e indispensabili; senza: l’umanità è più povera.

Come sarebbe diversa e migliore la nostra vita se imparassimo a guardarci con gli occhi di chi ci sente e ci riconosce unici, indispensabili, preziosi, non necessariamente perché ce lo meritiamo, ma per sguardo di umana benevolenza, fino a cambiare la vita di chi ci incontra o di chi ci perde.

Guardandoci in questo modo, iniziamo la nostra Eucarestia con un grande abbraccio.

Il Regno dei cieli è simile a … Continua la lunga serie di similitudini con cui Matteo delinea, con le parole di Gesù, la geografia esatta del Regno dei cieli e del cuore di ognuno di noi. Oggi parla di dieci vergini. Vergini, cioè giovani, nell’età dove sognare è bellissimo, dove amare è un orizzonte di luce. Vergini: cioè incorrotti, vergini: cioè fedeli.

Dall’inizio del cristianesimo, la chiesa ha un po’ mistificato questo termine, per vari motivi e per varie ragioni, ma una mistificazione è stata fatta. Nel suo paradiso, Dante descrive la gloria di Dio attorniato da monaci, ecclesiastici, monache e vergini poi, giù, sotto sotto, al piano terra e a volte perfino sotto la terra, il resto dell’umanità. E questo non è la verità!

Ora Dante è stato sicuramente un grande poeta, ha detto e scritto cose sublimi, ma non è Vangelo, non è Parola di Dio anche se, dopo di lui, l’immaginario religioso e catechistico della chiesa ha seguito più lui che il Vangelo; e ha sbagliato.

La verginità riguarda tutto il genere umano, maschile e femminile e non credo che Gesù ne abbia fatto una questione di pura natura fisiologica, agli occhi e al cuore di Dio una mamma e un babbo non contano meno di una suora o di un prete, dipende dal loro cuore e dalla loro vita.

Nella accezione biblica il termine di verginità si equivale e si accompagna sempre al termine di fedeltà. E mentre la verginità può essere una scelta consapevole ma anche no, la fedeltà è sempre e solo una scelta consapevole. E allora è importante per noi capire bene quello che Gesù ci sta dicendo.

Il Regno dei Cieli si concretizza là dove ci sono persone che hanno vita luminosa, persone che hanno il cuore e la vita accesa, persone che riflettono luminosità e trasparenza, la cui vita illumina, accende, riscalda. La vita dei credenti ha sempre il sapore e il colore dell’aurora, del giorno nuovo. I discepoli di Gesù, uomini o donne che siano, non possono essere persone dalla vita spenta, dal cuore opaco, dalla vita ambigua. Sono testimoni credenti, credibili e contenti del Signore crocifisso e risorto. Soprattutto risorto, presente e operante continuamente salvezza.

Discepoli credenti e credibili che rispondono alla grande consegna di Gesù: Voi siete il sale della terra …. voi siete la luce del mondo … Mt. 5, 13 – 16. Questo significa avere le lampade accese per andare incontro allo Sposo che viene e, siamo onesti; qualche volta, un po’ tutti siamo stati come le vergini stolte, scarsi di vitalità, di fedeltà, di saggezza.

E poi, grazie a Dio, a tutti ci è stata data la possibilità di recuperare un po’ di luminosità, un desiderio di fedeltà, un po’ di coerente saggezza.

Perchè ad un certo momento, siamo tutti mendicanti di luce e mendicanti di vita; tutti.

E il Regno dei cieli è simile a uomini e donne dal cuore vergine e pulito che ascoltano il grido di chi sta ai margini della strada e della vita. Come narrato nel vangelo di Mc 10 46 – 52, che ci parla di Bartimeo il cieco mendicante che grida il suo dolore, grida la sua pena, grida la sua miseria e la sua fame di vita vera, grida le sue paure e le sue solitudini, grida ad una umanità che lo vuole zitto, perché gli esclusi danno sempre fastidio, i calpestati danno sempre fastidio, il gemito di chi soffre da sempre fastidio, oggi come allora si finge o si preferisce sempre non vederli,non sentirli.

E passa Gesù, il Signore che cammina a piedi sulle strade dell’uomo, il Signore che ascolta e si ferma. Avere le lampade accese, avere una vita accesa significa saper ascoltare il pianto della terra e dell’umanità, significa sapersi fermare accanto, e saper chiedere con tutta la tenerezza di cui Dio è capace, con quella dolcezza di cui solo i cuori vergini sono capaci: Cosa vuoi che io faccia per te?”

Che io veda, che io viva. Signore! Sono parole che danno i brividi, sono parole che illuminano la vita, che riaccendono la vita. Gesù ci svela il volto e il cuore di un Dio che consola.

Consolare, nella Bibbia significa, stare accanto a chi è solo.

Che ci sia dato, amici miei, di incontrare veramente il Signore della vita e della luce, che il suo Spirito ci abiti il cuore e lo renda nuovamente vergine, docile, pulito, buono. Che il suo Spirito ci abiti la vita e ce la riaccenda e la renda finalmente viva e capace di portare ciò che è bene.

Una carezza di amicizia, di solidarietà, di fedeltà evangelica a quanti chiedono di essere

visti, ascoltati, accolti.

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