Dio ci apre gli occhi

Il ricco della parabola non ha nome. Mentre il povero ha un nome preciso e prezioso: Lazzaro, dall’ebraico El – azzar,  Dio soccorre. Dio vuole che tutti abbiamo un nome, un nome che dica il valore, l’unicità, la preziosità di ogni vita.

Sentiamo ancora l’eco delle parole di Gesù, ascoltate domenica scorsa:” Fatevi degli amici con la ricchezza perché vi accolgano nel Regno”.  Farci degli amici! Sembra la cosa più facile e bella di questo mondo, ma forse, non è proprio così. 

Quale sarebbe il peccato di quest’uomo, da meritarsi l’abisso invalicabile dell’inferno?  Aver maltrattato il povero, averlo cacciato dalla porta di casa, averlo insultato, deriso, umiliato, picchiato? Niente di tutto questo! Ma molto di più, molto di peggio! Il ricco, il povero neppure lo vede, non esiste e, se esiste è uno scarto senza alcun valore, non merita nessuna attenzione, non è un suo problema, tocca agli altri.

Nella prima lettura, tratta dal libro del profeta Amos si dice di una umanità che:” sdraiati su letti d’avorio, mangiano, bevono, canterellano al suono dell’arpa, si ungono di profumi, ma della rovina degli altri non si preoccupano”.  È l’indifferenza fatta sistema, il narcisismo come malattia dell’anima. Per Narciso nessuno esiste al di fuori di lui. Il contrario della Fede non è l’ateismo ma il narcisismo. 

Il ricco magari è un devoto che prega ogni giorno:” O Dio tendi l’orecchio alla mia supplica “, ma il gemito del povero non lo sente, lo scansa ogni giorno come un fastidio, di fermarsi e di prendersene cura non se ne parla proprio, tutto il contrario del samaritano che invece si ferma, scende da cavallo, si avvicina, lo cura lo porta , lo affida e paga il conto.

Oggi il Signore ci invita tutti a riflettere sulla gravità del momento. Sulle tante responsabilità di giustizia e di equità che ci toccano come esseri umani e, ancor di più come cristiani, in un tempo dove si può anche fingere di non vedere, di non sentire e di non sapere, ma tutti, tutti sappiamo delle profonde ingiustizie che feriscono l’umanità.

Tutti sappiamo della feroce e stupida violenza prodotta dai 59 conflitti armati in atto, delle  spaventose povertà che questo comporta e degli altrettanto vergognosi arricchimenti che la guerra consente a pochi infami, siano essi Paesi o multinazionali e, come cittadini e come cristiani abbiamo il dovere di impegnarci tutti, tutti, tutti per porvi rimedio, costruendo maggiore giustizia, maggiore equità e mettendo al centro del mondo non il potere ma il servizio all’umanità.

 Noi sappiamo, lo sappiamo perché fino a qualche decennio fa eravamo un popolo di migranti, noi sappiamo che i poveri in cerca di vita e di futuro non portano sono povertà e bisogni, portano anche genialità, vitalità e  futuro. Basta vedere ciò che hanno fatto in termini di bellezza e di progresso gli italiani all’estero, e quanto fanno ancora le decine e decine di migliaia di nostri giovani migranti. E allora perché tanta ostilità, tanto disprezzo e tanta menzogna contro i poveri del mondo. Non sono loro i ladri che impoveriscono il Paese.

Nel 2021 l’agenzia delle entrate denuncia 99 miliardi di euro di tasse non pagate, mafie e corruzione ne hanno sottratte al tri circa 200 miliardi di euro, molti sono scivolati sotti il livello della povertà, ma sono aumentati anche il numero dei nuovi miliardari nel nostro Paese.

Cari amici, forse mi odierete ma come non dire che il peccato dell’uomo ricco e senza nome, ieri come oggi,  è l’indifferenza, la pigra e soddisfatta indifferenza assoluta, un narcisismo che paralizza l’anima e scava un abisso. 

Siamo chiamati tutti ad avere occhi puliti. Siamo chiamati a vedere anche gli invisibili che vivono anche tra di noi, a volte perfino dentro le nostre case, le nostre scuole, le nostre aziende, i nostri ospedali, liberando  dalla solitudine, dal disprezzo e dall’insignificanza una significativa parte della nostra società, dare un nome che esprima rispetto e dignità ad ogni persona. Dio chiama per nome ogni povero, Dio abita nelle ferite di ogni povero, abita la fame di pane e  la fatica per riconoscere dignità  ad ogni persona.

Nel gennaio 2021, il cardinale Matteo Zuppi ha scritto una lettera alla Costituzione della Repubblica Italiana; un testo di rara bellezza e di bruciante attualità, credo che farebbe molto bene leggerla, ai politici ma anche a ciascuno di noi, messi tutti, credenti e laici, di fronte alla nostra altissima e preziosa responsabilità di cittadini e credenti.