Decima Domenica

Non è mai stato facile il rapporto di Gesù con il tempio e i preti del suo tempo, forse non lo è neppure oggi, e allora, dobbiamo cercare di capirci meglio, di ascoltarci con più attenzione, cercare davvero di capire quello che il Signore vuole dirci, quello che Dio vuole donarci. 

Il Vangelo di Marco che abbiamo appena ascoltato è, per certi versi, sconcertante; siamo solo all’inizio del terzo capitolo e si è già deciso che Gesù bisogna eliminarlo; la minaccia è così seria che il suo clan familiare viene a cercarlo per condurlo a casa, dicono che è andato fuori di testa. 

Ma cosa aveva combinato il Signore Gesù, il Maestro che le folle applaudivano, che i malati e i poveri cercavano, che la gente ascoltava con passione, cosa aveva detto e fatto  per scatenare le ire dei potenti e dei prepotenti del suo tempo?

Gesù chiama i primi discepoli a seguirlo e non va a  cercarli alla scuola del tempio, dove si studiano le Sacre scritture e l’insegnamento religioso, ma li sceglie dalla vita, dalla strada, anzi dal lago e dal mare; chiama dei pescatori analfabeti perché diventino  “pescatori di umanità” , salvatori di naufraghi, del mare e della vita. 

Chiama a seguirlo come discepoli Levy, un esattore delle tasse temuto e odiato da tutti, ne chiamerà altri fino al numero di dodici come dodici erano le antiche tribù di Israele.

Insegna a conoscere Dio ma lo fa con un linguaggio mai sentito prima, parla di un Dio che non deve essere temuto ma accolto, e lo fa con una dignitosa autorevolezza a cui la gente non è abituata. Ascolta e conosce le loro fatiche, si china e si prende cura delle loro ferite, li libera dalle paure e dalle ossessioni, guarisce da infermità, trasgredisce la legge toccando i malati che guarisce, entra in casa di gente considerata peccatrice.

Come se non bastasse guarisce un paralitico dicendogli: ”ti sono perdonati i tuoi peccati”. Afferma che il digiuno gradito a Dio non è tanto astenersi dal cibo; già i poveri mangiavano poco tutti i giorni proprio perché erano poveri; ma affermava che il digiuno gradito a Dio è l’astenersi dal compiere ciò che è male, smetterla di vivere in maniera iniqua producendo violenza e ingiustizia, impegna a ridurre la povertà e l’iniquità, rompendo le catene inique e le svariate forme di oppressione,  chiede ai potenti di rimandare liberi i prigionieri,  di accogliere i poveri e i forestieri, chiede  ed esige dignità e rispetto per ogni persona, uomo o donna che sia.

In fine, affronta la questione del sabato. Guarisce un infermo proprio il giorno di sabato e, secondo la legge e l’insegnamento del tempio, non si può, il sabato è dedicato al Dio Altissimo. Gesù insegna che il sabato, secondo il cuore di Dio, non toglie vita all’uomo; anzi!  Proprio vivendo il sabato come accoglienza di Dio nella nostra vita, l’umanità trova la sua dignitosa fierezza e la sua pienezza umana. La vicinanza di Dio esalta la nostra umanità, non la riduce.

I due irriducibili nemici, l’oppressore romano e i grandi sacerdoti del tempio si trovano finalmente d’accordo, decidono che uno così è pericoloso per il sistema imperiale e per la religione, va eliminato. La minaccia è così seria che il suo clan familiare decide di catturarlo e riportarlo a casa per farlo rinsavire.

E vengono i suoi portandosi dietro anche la Madre. Rispettosi delle più rigide tradizioni, non entrano in quella casa piena di gente impura, di pubblicani e peccatori e, stando fuori lo mandano a chiamare: ”Tua madre e i tuoi fratelli sono la fuori e ti cercano”. 

Non li ha davanti a sé, sono la fuori. Gesù guarda i volti delle persone che ha davanti e dice parole che cambiano la storia, anche la nostra storia, la mia e la vostra.

Mia madre, miei fratelli, mia famiglia, famiglia di Dio, sono tutti coloro che compiono le opere di Dio, che agiscono secondo il cuore di Dio.

Cari amici, non basta essere religiosi, non basta appartenere ad una chiesa, non basta! Dobbiamo tutti, tutti, vogliamo tutti, con l’aiuto di Dio, imparare a vivere secondo il cuore di Dio. Non basta praticare una religione; serve! Ma non basta. 

Dobbiamo e vogliamo diventare tutti uomini e donne di fede, che agiscono, magari con fatica ma cercano, giorno dopo giorno di vivere secondo il cuore di Dio che, badate bene, è prima di tutto cuore di Padre, cuore di Madre, ricco di pietà e di misericordia verso i piccoli, verso i fragili, i poveri, gli ultimi.

Per questo, le ultime parole di Gesù ai suoi discepoli di allora e di sempre, oggi le sta dicendo anche a ciascuno di noi, non sono semplicemente un invito ad esse buoni, a volerci bene, ma sono una solenne consegna, una missione:” amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato”. Da questo, solo da questo, vi riconosceranno miei discepoli.