Dall’Arca di salvezza all’Arco di pace

Quella del diluvio universale, comunque la si voglia intendere, è una storia che ha segnato profondamente le vicende, la cultura e le fedi religiose di tutti i popoli antichi. Anche Israele, volendo raccontare le origini, ne parla ampiamente attraverso l’avventura di Noè.

Il Dio di Israele non conosce vendetta, a causa dell’infedeltà del suo popolo, sperimenta delusione, amarezza, pena, ma non decreta la fine di  una umanità che aveva chiamato alla vita definendola “ cosa bella e buona ”.  C’è un’Arca in cui trovare salvezza e c’è un Arco tra cielo e terra, per dire che Dio non si è stancato di noi, che c’è una strada da percorrere insieme.

La quaresima è un invito a camminare insieme. Insieme tra le nostre diversità per il colore della pelle, per i linguaggi parlati, per le religiosità  espresse;  camminare insieme con il Maestro, il Signore Gesù che si offre di guidarci come il Pastore buono, verso la meta.

SILENZIO E LODE

“ E lo Spirito sospinse Gesù nel deserto ”  una delle preziosità della quaresima è il deserto, anche il deserto delle nostre città, in cui siamo chiamati a sperimentare e incontrare: il silenzio, la tentazione, le bestie selvatiche.

Il silenzio. Attitudine necessaria se vogliamo ascoltare.  Ma è una qualità del vivere che un po’ tutti abbiamo perso, anzi, di cui un po’ tutti abbiamo paura. Eppure, il  silenzio è necessario, cosa di cui tutti ne abbiamo un immenso bisogno.

Silenzio per imparare ad ascoltare gli altri che troppo spesso lasciamo parlare senza veramente ascoltare, anche quando si tratta di persone che amiamo, e questo genera spesso guai e amare sorprese. Impariamo ad ascoltarci sul serio!

Silenzio per ascoltare la natura che ci nutre e ci sostiene ma che stiamo violentando e maltrattando, ascoltiamolaalmeno per accorgerci che la terra ci sta restituendo tutto il male e tutti veleni con cui l’abbiamo maltrattata e violentata.

Silenzio per ascoltare  il nostro cuore. Corriamo tutti il rischio di sentirci e di considerarci non per ciò che realmente siamo, non per quello che ci dice il nostro cuore, non per i sogni, le speranze, la nobiltà o le  paure che ci abitano, ma per quello che di noi dicono gli altri, anche quelli che di noi importa poco o nulla.

La tentazione. La tentazione è qualcosa che ci accompagna per tutta la vita e non è necessariamente e sempre una cosa negativa. La tentazione, in genere, ci porta a scegliere tra due  amori, due possibili seduzioni e ci costringe a scegliere. Vivere è scegliere. La tentazione ci chiede di scegliere dove sta di casa il nostro cuore, a quale stella abbiamo agganciato le nostre attese, le nostre speranze, il nostro cuore di esseri umani, di cittadini e di credenti, per quale libertà e per quale verità siamo disposti a spendere la nostra unica vita.

Le bestie selvatiche Nel libro del profeta Daniele indicano gli imperi del il potere, della forza e tutto ciò che può seminare paura e morte. Qui nel deserto, il richiamo alle bestie selvatiche sembra affiorare, in Gesù, la nostalgia del giardino dell’Eden, dove nulla fa paura, dove tutto sembra ritrovare, sia pure con impegno grande, l’antica armonia.

Ma le bestie selvatiche che Gesù incontra nel deserto sono anche rivelatrici delle nostri parti oscure, dicono tutte le pure che ci abitano e che non ci permettono di essere pienamente liberi. Sono realtà che un giorno ci hanno graffiato, ci hanno ferito e fatto male, realtà che non vorremmo mai più sentire o incontrare.

Gesù ci insegna a non scappare. Il Vangelo non dice che Gesù non ha avuto para, dice che Lui non è scappato, le paure e le ferite non le ha ignorate e neppure uccise o cancellate. Le ha guardate in fronte, ha dato loro un nome, le ha conosciute per quello che sono e per ciò che rappresentano nella vita di ogni persona, dando loro una direzione. Affrontare le paure che ci abitano non è opera del diavolo ma dono dello Spirito Santo che, nella prova, mai ci abbandona .

Anche per ognuno di Noi come per Israele nel deserto, come per Gesù nei quaranta giorni di deserto, si sperimenta un Dio  che ci parla. Ci parla proprio nel tempo della prova, lo fa attraverso la nostra debolezza e la nostra fragilità e diventa il nostro punto di forza.

Lì nel tempo e nei giorni della prova, Lui il Signore ci manifesta il suo amore, a sentirci amati non per le nostre virtù o per la nostra bravura ma nelle nostre fragilità, ed è una cosa importante scoprire che nella prova il Signore non ci abbandona.

Forse non guariremo perfettamente da tutti i nostri problemi, ma la nostra maturità consiste nell’avviare un percorso, con tanta pazienza e perseveranza cercando di fare un po’ di armonia nella nostra vita. Allora ci accorgiamo che Dio ci parla attraverso le nostre ferite e che lo Spirito Santo è colui che ci permette di tornare ad innamorarci della realtà tutta intera, anche dei nostri deserti.

Gesù proclama il vangelo, la bella notizia. Non tutta la Bibbia è Vangelo, cioè non tutta la Bibbia è gioia e consolazione, spesso è rimprovero, giudizio, minaccia, precetto e ingiunzione. Gesù è la buona notizia, il rimprovero e le minacce non gli appartengono, rivela il volto vero di un Dio che ci è soprattutto Padre di benevolenza e misericordia.

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