Cristo Re! Un Dio dalle mani tese

Un Dio e Signore dalle mani tese non solo perché crocifisso, ma perché si è fatto mendicante di umanità. Dopo tante illusioni e tradimenti, finalmente un re di cui poterci fidare. Lui ci ha tenuto a mettere in chiaro che il suo Regno non è di questo  mondo, e aggiunge: ” non sono venuto per essere servito ma per servire e dare la mia vita perché voi viviate ” Mc. 10, 35, 45.

Con tutto il rispetto dovuto ai re, ai presidenti e a tutti i potenti della terra non riesco a mescolare il Signore Gesù con loro se non come Colui che viene a dare la vita perché, anche loro, si convertano e vivano.

E noi? Noi dove lo collochiamo il Signore Gesù nella nostra vita, nel nostro vivere, nella graduatoria delle persone e delle cose che contano?

SILENZIO. PERDONO. LODE.

È importante capire bene dove collochiamo il Signore nel Panteon dei grandi e dei potenti; dobbiamo guardarci dall’avere di Lui un’idea riduttiva o sbagliata; anche un’idea di Dio semplicemente ridotta  a religiosità potrebbe essere pericolosa, limitata, errata.

La religione, anche la migliore di tutte, è pur sempre qualcosa che nasce dal cuore dell’uomo dove insieme alla ricerca sincera della verità e della bellezza, è sempre in agguato l’emergere delle paure che ogni umano si porta dentro, e la paura di Dio è tra le più devastanti e pericolose; da quella di Adamo ( ho avuto paura di te e mi sono nascosto) a quella del servo infedele ( so che sei duro, esigente, punitivo,  ho nascosto il tuo dono per paura di perderlo: eccotelo).

Il Brano di Matteo che abbiamo appena ascoltato è lo svelamento del volto e del cuore di Dio; il Signore di cui non dobbiamo mai avere paura ma che vogliamo incontrare perché Lui è il pastore buono, l’Abbà di cui abbiamo bisogno per vivere.

Cari amici, non vi stupisce il fatto che nel giudizio finale il Signore non pone nessuna domanda che riguardi Lui, la sua dignità, la sua grandezza, il culto e il rispetto che dobbiamo alla sua maestà divina ma ne ponga invece almeno sei che riguardano le fatiche dell’umanità?

La fatica di vivere e di campare in maniera dignitosamente umana. Nel giudizio Dio si manifesta come il Signore che non chiede e non vuole essere adorato ma amato. Si amici! Avere fede significa innamoraci di Dio perché noi trattiamo bene solo chi impariamo ad amare.

E si identifica, il Signore, con tutti i poveri e i piccoli della terra, che sono certamente i carenti di risorse, i mancanti di pane ma anche i vecchi in un mondo che esalta il giovanilismo sono dei poveri, i malati, i soli, i senza prospettive di lavoro, di affetti, di sogni e di speranze costruttive  sono dei poveri. Gesù proclama: “ tutto ciò che avete fatto a loro lo avete fatto a me”.

Dio si manifesta come colui che tende la mano e cerca solidarietà, giustizia, rispetto, condivisione, fraternità, affetto, libertà, sapere. C’è da innamorarsi di questo Dio che presenta l’umanità come il suo corpo e la sua carne, che viene a dirci che il cielo dove Lui abita e dove cercarlo, sono i suoi figli e finchè uno solo di loro sarà sofferente, lo sarà anche Lui.

Questo, svelato da Gesù, è  il Signore Dio in cui avere Fede e coltivare la nostra speranza.

C’è  una verità scandalosa nelle parole del Signore Gesù; l’argomento del suo giudizio non è il male che abbiamo fatto, ma il bene che abbiamo compiuto. Misura dell’umano e misura di Dio, misura ultima della storia non è il negativo, il buio, ma il positivo, la luce. Come se le bilance di Dio fossero truccate a nostro vantaggio, tarate non sui peccati e le fragilità umane, ma sulla bontà divina di cui anche noi siamo e vogliamo esserne capaci; non sarà pesata tutta la nostra vita ma solo la parte buona di essa. Lo assicura il Vangelo : verità di ogni donna e di ogni uomo non sono le loro debolezze, ma la bellezza del loro cuore.

Alla sera della vita saremo giudicati solo sull’amore ( San Giovanni della Croce), non tanto su devozioni o riti religiosi, ma sul laico addossarci il dolore, la fatica, i sogni e le speranze buone dell’umanità, dove ogni umano è mio fratello e sorella, carne della mia carne. E il Signore non guarderà a me ma attorno a me, a coloro dei quali mi sono preso cura.

E i dannati? Quelli mandati via?  Il Signore non manda via nessuno, semplicemente rispetta la nostra scelta di starcene lontani da Lui nella misura in cui ci teniamo lontani dai nostri fratelli. Non è necessario fare del male ai poveri, non c’è bisogno di insultarli, picchiarli, umiliarli, basta  non vederli e  restare indifferenti.

Semplicemente sono stati indifferenti, non li hanno visti, non hanno visto la loro fatica, non hanno ascoltato il loro grido,  provato nessuna pietà per il loro pianto, nessuna solidarietà con i loro patimenti. Hanno vissuto solo per se stessi, hanno scelto la solitudine e questa  ricevono.

Il giudizio di Dio, come ce lo presenta il Signore Gesù non si svolge in un lontano, indefinito futuro tempo a venire, ma ora. Il giudizio lo facciamo noi. Lui, il Signore, si presenta nella carne del piccolo e del povero, sofferente, umiliato, e noi lo accogliamo o lo cacciamo. Decidiamo noi da che parte stare. Scriviamo noi la nostra storia. Resta ciò che abbiamo deciso!

Questo che ci è dato non è il tempo della paura o dell’indifferenza. Questo è il tempo della nostra conversione, del coraggio e dell’impegno. È il nostro tempo!

Preghiera finale:

Oggi è tempo di missione ed è tempo di coraggio! Coraggio di rafforzare i passi vacillanti, di riprendere il gusto dello spenderci per il Vangelo, di riacquistare fiducia nella forza che la missione porta con sé. È tempo di coraggio, anche se avere coraggio non significa avere garanzie di successo.

Ci è chiesto il coraggio di lottare, non necessariamente per vincere; per annunciare, non necessariamente per convertire. Ci è chiesto il coraggio per essere alternativi al mondo, senza però mai diventare polemici o aggressivi.

Ci è chiesto il coraggio di aprirci a tutti, senza mai sminuire l’assolutezza e l’unicità di Cristo, unico salvatore di tutti. ci è chiesto il coraggio per resistere all’incredulità, senza mai diventare arroganti.

Ci è chiesto il coraggio del pubblicano del Vangelo che con umiltà non osava alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo:” O Dio, abbi pietà di me peccatore”. Oggi è tempo di coraggio! Oggi ci vuole coraggio!

Angelus di Papa Francesco 23. 10. 2016

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.