Crediamo solo a un Dio felice

Giovanni, dopo averci fatto toccare il cielo introducendoci nel suo maestoso racconto, 1,1-ss., ci porta ad una festa di nozze, dichiarandoci che il Dio rivelatoci da Gesù, ama la festa. 

Troppo a lungo abbiamo pensato a un Dio triste, le religioni sono un po’ tutte portatrici di una vita segnata dalla tristezza, dove Dio sembra non gradire le feste degli uomini. Anche il cristianesimo ha subito una specie di battesimo della tristezza. Come se Dio ci avesse dato la vita non come dono di cui gioire ma come una punizione da sopportare. Ma un Dio che non ama la gioia e la festa dei suoi non è un buon Dio, non è neppure il Dio vivo e vero di cui il  cristianesimo dovrebbe esserne testimone.

Gesù viene a ristabilire la verità, affermando e manifestando che certamente  nei momenti della prova e del dolore dolore Dio ci accompagna, è al nostro fianco, ma come Liberatore, perché Lui ama la vita e benedice la festa. A Cana di Galilea il Signore ci chiama a gustare la vita e i momenti di gioia vera: un amore che sboccia, un’amicizia che inizia, la nascita di un figlio, il ritrovarsi tra amici, e poi i piccoli piaceri del vivere come un bicchiere di vino buono con gli amici, un pranzo ristoratore fatto con cura e tanto amore, il ritorno a casa dopo il lavoro, sentirsi in buona salute, innamorarsi e sognare tempi migliori, ecc.

Dio gode della gioia degli uomini e delle donne come  sanno fare un padre e una madre davanti ai figli che nascono, crescono e diventano adulti. Pensate! Ognuno di noi è chiamato ad essere la gioia di Dio, un Dio felice di esserci padre, di  esserci madre. Non solo quando siamo perfetti, ma sempre. Perché i figli si amano sempre, anche quando non sono perfetti. Anche quando sono precari e poco virtuosi come noi.

E manifesta il Signore Gesù, una verità grande: il Signore viene per tutti. Viene anche per chi è povero e fragile come me e come te. Non viene a noi per i nostri meriti, che forse non sempre abbiamo, ma per il nostro bisogno che è sempre grande, viene a noi perché la nostra vita sia vera, sia guarita, perché la nostra umanità produca il bello e il gusto del vivere, perché ognuno di noi crei più fraternità, porti più libertà e più giustizia per tutti, perché ci impegniamo a rendere il pane di ogni giorno frutto del nostro impegno e del nostro lavoro e non  della mendicità. Perché sappiamo veramente prenderci cura dei poveri! Liberandoli  dalla povertà.

Il vino, in tutta la Bibbia, è simbolo dell’amore, della festa, dell’alleanza con Dio. Se viene a mancare significa che il nostro rapporto con Dio si è rallentato o spezzato e occorre qualcosa di nuovo, forse un nuovo volto di Dio, un modo nuovo di vivere il nostro rapporto con Lui e tra di noi, forse la nostra religiosità si è inaridita affogando nelle ritualità e nelle regole, forse la nostra fede si è fatta fragile, il nostro credere è divenuto un rituale stanco, e la fraternità è venuta meno. 

Viviamo un tempo stanco dove la malinconia ci fa tristi e un po’ sempre più estranei e indifferenti tra di noi. Vediamo troppi nemici e abbiamo il cuore abitato da troppe paure. Maria, la madre del Signore Gesù vede e intercede presso il Figlio. A noi dice:” fate quello che vi dirà”. Perché il Signore, davanti al venir meno della gioia e della festa, il Signore parla e dice cose importanti, parole che nutrono la speranza, parole che alimentano la gioia di vivere.

Cari amici, più invecchio più sento il bisogno di credere nel Dio delle nozze di Cana, un Signore a cui importa della nostra vita e delle nostre feste, a cui importa dei nostri amori e delle gioie possibili nella nostra vita, soprattutto in questo tempo non facile e un po’ troppo rancoroso.

Il filosofo Friedrich Nietzsche affermava: “ sono disposto a credere in un Dio che fa danzare la vita”. Sì!  Vogliamo credere in un Dio felice, che sta dalla parte della gioia e del vino buono che allieta la vita di chi è stanco, un Dio che ama la festa e sa donare  consapevolezza e senso del dovere a tutti coloro che hanno responsabilità verso il prossimo. Consapevoli che un po’ di responsabilità, per come vanno le cose, ce l’abbiamo tutti, vivere una fedeltà gioiosa alla vita è il nostro modo di amare Dio e il prossimo. Ce lo ha ricordato con la sua vita e il suo impegno il grande e generose cittadino e credente Davide Sassoli, innamorato costruttore della nuova Europa.

Preghiera conclusiva dopo la comunione: “ Vergine, fanciulla giovane/ madre, se tu non riappari / anche Dio sarà triste / e non avrà più delizie / a stare con i figli degli uominiD:M:Turoldo. 

Se non riappari riportando Cana nel cuore della nostra fede, il cristianesimo sarà sempre più triste, svuotato di tutta la dimensione gratuita e festosa del vino di Cana; sarà un cristianesimo povero di quel Dio che privilegia non lo sforzo, ma il dono; quel Dio magnifico e libero, attento alla gioia dei suoi figli e delle sue figlie, più ancora che ai loro meriti e alle loro fedeltà. Ritorna Signore a ravvivare la tua Chiesa, stiamo diventando tristi. Ritorna!