Cosa vuole Dio da me?

Chi di noi non si è mai posto questa domanda almeno una volta nella vita? Forse nei momenti di quiete oppure nei momenti più faticosi e duri, come la perdita del lavoro, della salute, di una persona cara, nella ricerca di un perché al proprio vivere e alla propria vita.

Anche il lebbroso di cui ci parla il Vangelo di oggi, in un contesto drammatico, pone a Gesù questa domanda: ”se tu vuoi puoi purificarmi“ una domanda che scavalca tutta la teologia, la sapienza e, a volte, tutta l’arroganza di chi pensa di tenere in mano il volere di Dio, di sapere tutto su Dio, di conoscere il cuore di Dio. Al lebbroso, come ad ognuno di noi, il Signore Gesù svela il cuore del Padre e dice: ”lo voglio, guarisci!”.

Siamo qui per incontrarci con il Signore che guarisce, che rialza e rimette in cammino la nostra vita dopo ogni caduta o fallimento, il Signore che sempre ci offre un’altra possibilità, perché la vita di ogni persona non si esaurisce nel proprio male o nelle proprie cadute.

SILENZIO. PERDONO. LODE.

Per noi un lebbroso è semplicemente un malato e, come tale, ha diritto ad essere  curato con tutte le opportunità che la medicina e la scienza ci offrono, trattato con cura, rispetto e, magari, con affetto.

Al tempo di Gesù non era proprio così, il lebbroso come un po’ tutti i malati e i disabili,  non erano semplicemente dei malati ma degli  “impuri“ colpevoli o figli di colpevoli. Ricordiamo tutti la domanda a Gesù riguardo al cieco nato, chi ha peccato? Lui o i suoi genitori?

Nel caso del lebbroso siamo davanti a un disperato che ha perso tutto: casa, lavoro, amici, abbracci, dignità e perfino Dio. Per la società e la religione, quell’uomo è un peccatore, rifiutato da Dio e punito con la lebbra.  Non va avvicinato e assolutamente non deve essere toccato. La legge gli impone di gridare la sua condanna e vivere la segregazione assoluta.

Alcuni segni sono per noi importanti:

Si avvicina a Gesù, non può e non deve ma, disobbedendo alla legge, lo fa. Gesù non scappa, non lo evita, non gli impone il rispetto della legge e del distanziamento, lascia che si faccia vicino, gli tende la mano e lo tocca, ascolta le sue parole; anche Gesù trasgredisce la legge davanti a quest’uomo. Il lebbroso non chiede di essere guarito ma purificato, che Dio, almeno Dio non mi sia nemico, che almeno Dio mi usi misericordia.

E dice una parola sconvolgente: ”se vuoi, puoi purificarmi!“. Riconosce in Gesù la presenza di Dio e chiede: Gesù, svelami il cuore di Dio! cosa vuole Dio da me? Vuole la lebbra? Vuole  il cancro? Vuole il Covid? Vuole che sia l’immondizia del paese? Vuole che viva come un disperato?

Gesù si ferma, vede, ascolta, si commuove e tocca. Tocca quest’uomo lebbroso e intoccabile; da troppo tempo nessuno osava toccarlo, la sua carne e la sua anima stavano morendo di solitudine. Contro ogni legge, contro ogni prudenza Gesù prende per mano il contagioso, ed è così che comincia a guarirlo, con il calore di una mano, forse una carezza che vale più di tante parole. Alla fine, al lebbroso come ad ogni malato, al povero come ad ogni rifiutato, solo un abbraccio, restituisce umanità.

Poi la risposta, potente come una rivoluzione che cambia la storia, che manifesta un volto nuovo di Dio e del suo rapporto con noi e crea le premesse perché ogni essere umano possa finalmente rapportarsi con Lui: ”Si lo voglio, sii purificato”.  E’ quello che Dio vuole veramente per ognuno di noi e per tutti gli umani di ogni terra e di ogni tempo.

“Sii, lo voglio. Sii purificato“. Secondo la legge il lebbroso era escluso dal tempio, non poteva avvicinarsi a Dio finchè non era puro, ma per purificarsi doveva ricorrere al tempio che però lo rifiutava, un condannato senza speranza.

Ma da quel giorno il Signore ripete a lui, a noi, a tutti che Dio non esclude nessuno, che c’è sempre posto per ognuno di noi nel cuore di Dio, che non ci si purifica per poter incontrare Dio ma che è l’incontro con il Signore che ci purifica. Accogliere  Dio in noi e lasciarci nutrire dalla sua Parola, lasciarci guidare dal suo Spirito , vivere il suo insegnamento, compiere i suoi gesti di misericordia e di fraternità, questo ci rende purificati e ci abilita ad andare verso l’umanità portando i segni della guarigione e della salvezza

“Vai e non dire niente a nessuno“. Come poteva non dire niente a nessuno? Tornato in vita, risuscitato dalla morte civile, riabilitato a riabbracciare i suoi cari e a divenire pane e speranza per i suoi figli quest’uomo sente il bisogno di gridare a tutti che il Dio dei padri non è come il dio del tempio che punisce ed esclude, ma è Dio di misericordia che purifica, abbraccia e guarisce.  Di questa sconvolgente verità, egli diviene apostolo e testimone.

Capisco la sua disobbedienza! Capisco il bisogno di gridare a tutti coloro che sono esclusi, scomunicati, dichiarati impuri, che il Dio di Gesù Cristo è sempre e solo Padre per tutti. Chi vive questa esperienza non può che divenire apostolo e testimone.


Mercoledi 17  inizia la Quaresima. Alle ore 17.30 santa messa con imposizione delle ceneri.

Tempo di cammino verso la Pasqua a cui ci vogliamo preparare con la Preghiera, la condivisione del pane con chi è povero, segni fraternità verso tutti e un riavvicinamento al Signore

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