Corpus domini

Cinquemila uomini, più le donne e i bambini, una sera dalle parti di Betsaida. Possiamo immaginare di esserci anche noi fra di loro, anche noi in ascolto, anche noi in attesa di qualcosa che dia una svolta alla nostra vita e al nostro vivere. Anche noi abitati da un desiderio e da una fame che sembra non trovare sazietà; e poi lui, il Signore Gesù, che parla del regno di Dio, che guarisce e si prende cura di tutti e di ognuno.

È importante  ciò che accadde in quella sera, perché lì  l’umanità di tutti e di ognuno, ha scoperto il proprio nome  e la propria identità: “  noi siamo creatura che ha bisogno”.Bisognosi di Dio e di cure, affamati di pane e di assoluto,  desiderosi che qualcuno si accorga di noi, che si prenda cura di noi, che ci guarisca la vita.

Noi siamo qui in attesa di che cosa? Per compiere un rito? Per assolvere ad un dovere religioso? Per incontrare il Signore, raccontargli la fame che ci abita il cuore e chiedergli che si prenda cura di noi?

SILENZIO.  ABBRACCIO. LODE.

Cinquemila uomini che hanno fame. E il Signore Gesù a svelarci che la fine della nostra fame, non consisterà mai nel mangiare a sazietà da soli, nel consumare in solitudine quanto serve a riempirci il ventre. La fine della nostra fame avverrà nella condivisione, nella solidarietà, condividendo il pane con chi ha fame, l’acqua con chi ha sete, facendo un pezzo di strada insieme a chi ha paura, chinandoci  su chi è ferito, prendendoci cura di chi è maltrattato e oppresso, regalando un po’ di tempo e un po’ di cuore, un filo di speranza e un abbraccio fraterno a chi ci viene incontro.

Cari amici; l’Eucarestia è un pane spezzato e condiviso, è sangue versato non per caso e neppure per sbaglio ma per riscattare la vita. E allora, quella sera, il Signore ci  ha insegnato ciò che dobbiamo veramente fare davanti alla precarietà del mondo: prenderci cura e sperimentare la comunione, che non significa ingurgitare un’ostia ma accogliere l’altro come fratello.   Ai discepoli preoccupati della moltitudine affamata, Gesù ordina di non rimandarli digiuni ma: “ date loro, voi stessi, da mangiare”.

Che significa almeno due cose; la prima  è di condividere  quello che si ha, cioè diventare noi un po’ la Provvidenza del povero, di chi ha di meno e, badate che tutti possiamo essere poveri, non necessariamente di pane, ma poveri esistenziali perché la malattia è povertà, la vecchiaia è povertà, la solitudine è povertà, la perdita del lavoro, la perdita di un affetto, la perdita di una persona cara, ecc. tutti possiamo impoverirci. È amico di Dio chi nella mia povertà, mi si avvicina come fratello.

Seconda, Gesù sta anticipando quello che farà la sera del giovedì santo; e sta dicendo ai suoi amici di allora e di sempre, lo sta dicendo anche a noi:” siate voi il primo cibo di cui hannofame”. Diventate voi stessi il loro nutrimento, il loro pane, la loro acqua, la loro compagnia.

Amici miei: togliamoci dalla mente e dal cuore un equivoco: Gesù non ci ha mai detto che essere suo amico è facile, perché Lui ci assegna il compito di fare le stesse cose che lui ha fatto. Per Lui quella sera, là nel cenacolo, attorniato dai suoi amici per la Pasqua, dopo averci dato tutto fino a farsi nostro servitore, fino a lavarci i piedi, è stato necessario capire che alla nostra fame non bastavano le sue parole, e allora ci ha amato fini a darci il suo corpo come cibo e il suo sangue come bevanda. Ha capito che al nostro cuore non bastava vivere nel ricordo di Lui e allora ha voluto donarci il suo Spirito e tutto il suo tempo presente e futuro:” non abbiate paura, io sono sempre con voi, fino alla fine”

La festa del Corpo e del sangue del Signore ci dice qualcosa di enorme. Dice che la vita si vive solo facendone dono.  “ fate questo in memoria di me” non è l’invito a celebrare molte messe ma a diventare con Lui e come Lui: Eucarestia per il mondo, cioè dono e salvezza a cominciare dagli ultimi. E in qualche modo, tutti possiamo ritrovarci ultimi.

Oggi  più che mai, siamo chiamati a scoprire e a gridare forte in faccia al mondo che i poveri non sono  gli scarti dell’umanità, i poveri non sono semplicemente colpevoli della loro povertà, ma  che spesso sono le vittime di un sistema iniquo e ingiusto. I poveri allora, vicini o lontani, nostrali o foresti, attendono che dalla nostra comunione al Corpo e al sangue di Cristo, germoglino finalmente dei cristiani capaci e desiderosi di dare un nuovo orizzonte alla storia.

Cari amici: la Comunione al Corpo e al Sangue di Cristo Gesù è una scelta difficile; ci è data gratis. Ma non ci è data per niente, perché tutto rimanga come prima. Ma per una vera conversione, come ha fatto Lui: eversivo al sistema e ribelle per amore, per questo è stato crocifisso! Ma proprio per questo il Padre lo ha risuscitato e ora siede alla sua destra.

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