Commento al Vangelo della tredicesima domenica

La Parola del Signore non ci dice molto sulla morte, non ci spiega perché il dramma del morire, la considera un fatto transitorio, non è opera di Dio, opera del Signore è la vita  ed è per sempre.

Il libro della Sapienza  proclama solennemente: ”Dio non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi. Egli infatti ha creato tutte le cose perché esistano; le creature del mondo sono portatrici di salvezza, in esse non c’è veleno di morte. . .  Dio non ha creato la morte“.

Mi guardo dentro, mi guardo intorno e mi chiedo: ma è davvero cosi? Credo che tu mio Dio non abbia creato la morte, né il dolore. E allora? Perché per troppe persone, per troppi tuoi figli Signore, la vita naviga su un fiume di lacrime? Io credo in Te Signore, credo nel tuo amore per questa storia e per questa umanità, tuttavia  fatico a capire il dolore innocente, la cattiveria, la violenza, l’ingiustizia e l’iniquità organizzata e normalizzata che umilia e ferisce tanta parte dell’umanità.

Mio Dio! Tu non sei onnipotente, Tu sei  come un padre disarmato, una madre affranta davanti alla fragilità, alla litigiosità e alla cattiveria dei propri figli. Le  tue creature non sono soltanto e sempre  portatrici di salvezza, troppe volte portano frutti mortiferi, noi siamo capaci di tanto amore ma siamo anche portatori di morte. 

È la storia dell’umanità nonostante l’opera della redenzione, la Tua morte in Croce, la Tua risurrezione ci ha redenti dal peccato e dalla morte ma ci ha lasciati liberi anche di tornare schiavi del male. E anche la natura, con la sua fragilità, fa la sua parte.

E allora le creature muoiono, anche i bambini muoiono, per fragilità e malattie , certamente! Ma quanti ne muoiono per l’iniquità del sistema, per la ferocia delle guerre, per le povertà programmate, dove il sistema del dio denaro sceglie chi far vivere e chi far morire, chi può curarsi e chi no, chi può organizzarsi il futuro e chi no, chi può vivere libero e chi dannato alla schiavitù.

Avere fede cosa significa? La fede è un atto vitale, umanissimo, che tende alla vita, avere fede è sentire che Qualcuno ti è vicino, non ti tradisce, non ti abbandona e attraverserà con te, se necessario, il fiume di lacrime, qualcuno che nel deserto ti tiene per mano, sta con te, comunque e sempre, e  chiede a tutti e ad ognuno di fare la propria parte, lottare contro il male e la morte. Perché il Dio in cui crediamo non è il Dio dei morti ma dei viventi, Lui ci è padre e nessun padre genera figli per consegnarli alla morte, la vita può essere solo infinita, eterna e non solo terrena.

Talità Kum, la prende per mano e gli dice alzati.  Io sento, mio Dio, che Tu prendi per mano anche noi che restiamo,  tu prendi per mano tutti gli orfani e  tutte le vittime, tutti i sopravvissuti alla miseria e alla cattiveria, sento e credo profondamente che Tu stai dicendo anche a me, anche a noi, anche alle madri e ai padri che piangono i figli prematuramente partiti, che Tu dici le stesse parole:” alzati e cammina”.

La vita ha bisogno di te, la vita ha bisogno di noi per coltivare il sogno e accompagnare il cammino di chi ogni giorno lotta e spera perché la vita non abbia in sé veleno di morte, per accompagnare quanti si impegnano perché l’amore prevalga sull’odio, la pace e la giustizia prevalgano sempre, perché l’umanità portatrice della scintilla divina prevalga sempre sulla disumanità.

Torniamo allora a cantare come un tempo : prendimi per mano Dio mio, guidami nel mondo a modo tuo, la strada è tanto lunga e tanto dura, però, con Te nel cuore non ho paura.  Sia la fede a sostenerci e ad accompagnarci nel tempo che ci è dato perché la vita  di tutti e di ognuno prevalga sempre sui seminatori di morte.