Commento al Vangelo della dodicesima domenica

Al termine di una giornata di lavoro dove Gesù ascolta, cura, guarisce, parla, insegna, educa e consegna ai suoi discepoli di allora e di sempre, cioè anche a ciascuno di noi, uno stile di vita, un modo di essere cristiani, di rapportarci con il prossimo.  Gesù stanco che si addormenta sulla barca ci invita a riflettere sulla dignità e la preziosità di ogni vita, il diritto al riposo, al nutrimento, alla salute, alla giusta ricompensa.

E qui, amici, c’è una ferita aperta nel nostro tempo:” il disprezzo per il lavoro povero e per tanti, troppi lavoratori impoveriti, malpagati, sfruttati fino a morire di lavoro e di incuria si chiama lavoro nero ma sarebbe più giusto parlare di lavoro dentro un sistema disumano e spesso criminale. 

Satnam Singh, il bracciante indiano scaricato come un animale ferito davanti a casa e lasciato morire deve farci vergognare tutti per la disumanità a cui siamo arrivati. Tra colpevoli e indifferenti nessuno è innocente, nessuno.

In Gesù, Dio si è fatto umanità assumendo le meraviglie e le fragilità di ogni essere umano. Le fragilità non sono colpe da scontare ma ferite  da curare, spesso ingiustizie a cui porre rimedio. Tutta la vita e l’insegnamento di Gesù vogliono educarci a questo:” imparare ad amare il prossimo e a prendercene onestamente cura”, e questo amici, è un compito che ci riguarda tutti, dai politici, agli insegnanti, agli educatori, ai genitori, ai preti! Almeno così ci insegna Papa Francesco con il Vangelo in mano.

Aveva parlato di cose molto importanti Gesù quel giorno,” il Regno di Dio è simile ad un seme gettato nel campo  . . . “ ricordate il vangelo di domenica scorsa? Ora, giunta la sera, Gesù chiede ai suoi discepoli di passare all’altra riva del mare di Galilea.  Sull’altra riva ci sono gli altri, in non ebrei, gli stranieri, i lontani magari ricchi o forse poveri, ma sono umanità che il Signore vuole incontrare perché tutti siamo chiamati a scoprire Dio come Abbà, il Padre esclusivamente buono di tutti e per tutti. 

Si affronta la traversata di notte e si incontra la tempesta. Le  barche, quando sono ormeggiate nel porto sono al sicuro; ma non è per questo che sono state costruite, bensì per navigare, per trasportare cose e persone, per pescare e, il mare come il grande lago, hanno giornate tranquille e  giornate tempestose, come la vita, non sempre si può scegliere, spesso bisogna osare, altre volte la vita ci chiede di rischiare. È una vera pedagogia quella di Gesù: trasmettere ai discepoli non la paura ma il desiderio e la passione di navigare nella vita. 

Stanco della giornata, Gesù si addormenta, intanto si alza una tempesta. Io non so molto sul perché ci sono le tempeste nel mare e anche nella vita, non lo sanno neppure gli evangelisti. Tutti vorremmo un cielo senza tempeste e luci sempre chiare ad indicarci un porto sicuro, ma intanto la barca, segno e simbolo della mia vita, come la vita della grande comunità, resiste e continua il su percorso.

Non perché muore il vento, non perché finiscono i problemi, ma per il miracolo umile dei rematori che non abbandonano e, remando, sostengono l’uno la speranza dell’altro. 

E mi piace sottolineare un dato di fatto, una grazia straordinaria: in questo tempo così fragile e sconclusionato, la barca della vita continua il suo viaggio, e noi restiamo meravigliati e stupiti per le tante cose belle, le tante persone meravigliose, i tanti prodigi e fatti di straordinaria bellezza e umanità che incontriamo nonostante tutto ogni giorno. 

Perché una moltitudine di gente sana, di coraggiosi uomini e di meravigliose donne, remano ogni giorno con tutta la fede e la forza possibile perché la barca della vita e della storia continui il suo tragitto. Sono gli uomini e le donne che credono nella fedeltà di Dio, sentono che Gesù Cristo, il crocifisso risorto vive e anima questa storia portandoci la Grazia e il divino rendendo la vita della società sempre più ricca di umanità. 

Hanno vinto la paura, sentono che il Risorto è presente e guida la storia, nonostante infedeltà e tradimenti da parte dei potenti. I piccoli e gli onesti sanno che Dio non ci abbandona, che la notte finirà, che il Sole di giustizia tornerà a scaldare il cuore e la vita di tutti coloro che alle furbizie dei corrotti e dei mafiosi, preferiscono la fedeltà e l’intelligenza degli onesti. Uomini e donne che, in Cristo e come Cristo, sanno che sull’altra riva c’è una umanità in attesa.

“ Non ti importa che moriamo?”  domanda ingiusta e crudele di chi forse non ha mai creduto veramente nell’amore di Cristo per l’umanità. Mi importa, dice il Signore! Mi importa a tal punto da fare della mia vita un pane, un cibo per nutrire la tua fame e la tua vita. 

Dio è sempre con noi amici! A liberarci da tutti i nostri naufragi, come forza nella braccia di tutti i rematori della storia, come debito d’amore nel cuore ferito di tutte le mamme che piangono i figli naufragati e nella resistenza di tutti i padri che mai si arrendono, di essere padri!