Come il pane di ogni giorno

Siamo  abituati a pensare a Dio come padre, portatore di un amore che ci è necessario per nascere e per crescere, ma Dio è anche madre, che ci nutre di sé con il suo corpo. Gesù, per rivelarci il volto e il cuore di Dio, usa semplici, parole che nascono dalla vita di giorno.

Per dirci l’Eucarestia usa le stesse parole che, nei momenti di maggior tenerezza, un papà e una mamma usano con i propri figli, oppure i nonni con i nipoti. Non parlano semplicemente di cose buone da mangiare, ma di una vita, la loro vita, che si fa cibo, si fa nutrimento per chi si ama. Chi non ha potuto vivere questa intimità con i propri cari nella sua infanzia, porta in sé una privazione, una ferita che, a volte, non basta la vita intera per guarire.

Il  dono dell’Eucarestia è la carezza di Dio sul cuore e sul volto di tutti i sofferenti, gli umiliati, i traditi, i calpestati, gli affamati di verità, libertà, dignità, rispetto, affetto: “prendete e mangiate, dice Gesù,  sono io il pane di cui avete veramente bisogno per vivere”.

SILENZIO. PERDONO. LODE.

“ Prendete e mangiate, questo è il mio corpo “  Corpo, nel linguaggio di Gesù, non è solo carne, il corpo è anche la vita che lo anima e lo abita con tutte le qualità umane che si porta dentro. Gesù sta continuando a fare con i suoi amici le stesse cose che un giorno fece dall’alto di una collina davanti ad una folla affamata e stanca. 

Rivolse loro la sua parola, curò molti malati  liberandoli dai mali che li opprimevano, diede loro da mangiare perché ne ebbe compassione. Quando disse: “venite a me voi tutti che siete stanchi, provati, affamati, io mi prenderò cura di voi “. Erano oltre cinquemila uomini più le donne e i bambini. 

Non voglio mancare di rispetto alla teologia e alla pietà eucaristica del popolo credente, ma questa parola di Gesù, mi sembra di riascoltarla sulla bocca di tanti genitori di una volta nelle nostre case quando la fame era presente, le stesse parole e gli stessi angoscianti pensieri di una moltitudine di  genitori di oggi in tante parti del mondo. Gli   stessi che rischiano di affogare nel mare e negli oceani del rifiuto e dell’indifferenza, nella dolorosa ricerca di un pane meno amaro per sé e per i propri figli.

Anche qui, amici; nel doveroso rispetto di tutti e per tutti, ci sono parole e gesti che Gesù compie e non chiede ai suoi amici di adorare, contemplare, venerare quel pane spezzato, Gesù sta chiedendo molto di più: “ chiede di essere preso dalle nostre mani come dono, stare nelle nostre bocche come nutrimento, entrare in noi per divenire sangue, farsi energia nuova, un nuovo spirito, un nuovo respiro e pensiero, un nuovo sguardo sull’umanità che ci sta accanto, farsi vita nuova, la sua vita in noi, perché in noi continui la sua presenza amorevole “.

Davanti agli affamati nel deserto e ai discepoli che pensano di mandarli ognuno a procurarsi il proprio pane, Gesù dice: “ non importa che vadano, alcuni sono troppo stanchi e affaticati, potrebbero venir meno lungo la via, date loro voi stessi da mangiare”. Che può significare: condividete quello che avete con chi non ne ha. Ma può anche significare: siate voi stessi cibo e nutrimento per loro.

Gesù non chiede ai suoi amici di mettersi in adorazione di Lui.  Ci sarà anche questo perché sarà sempre prezioso per noi stare in sua compagnia, capire e scoprire il suo amore, la sua cura, la sua tenerezza verso la nostra fragile umanità, ma ora il Signore Gesù, in questo momento sublime e drammatico della sua ultima cena e di ciò che sarà nella notte e nei giorni a seguire, Lui ci affida l’umanità e, per farlo in suo nome e alla sua maniera ci ordina:

”fate questo in memoria di me”.

E comprendiamo allora che in Gesù Cristo, Dio non è venuto nel mondo con il solo obiettivo di togliere il peccato; il progetto di Dio è molto più grande, più ambizioso: Dio viene a noi in Gesù per portare il cielo sulla terra, molto più grande del perdono dei peccati, Lui è venuto a portare se stesso e a cercare in noi non l’obbedienza dei servi ma la fedeltà e l’amore dei figli. 

Accogliere Lui, adorare Lui lo possiamo, lo dobbiamo fare, abbiamo bisogno di farlo, guai se non trovassimo il tempo della preghiera e dell’ascolto. Non avremmo in noi la capacità di amare nel suo nome, non sapremmo condividere il pane con equità e giustizia, non sapremmo guardare al fratello e alla sorella con rispetto della sua unicità, identità, diversità.

Non avremmo in noi la forza e la tenacia per condividere il pane che nutre la vita, la dignità, la libertà e la grandezza di ogni uomo, di ogni donna, cominciando dai più piccoli. Questa non è una scelta , questo è una consegna solenne che il Signore ci fa. “ Tutto ciò che farete al più piccolo dei miei fratelli, lo avete fatto a me”. Da quel giorno noi sappiamo e, non possiamo più fingere di non sapere che “L’Umanità è la carne di Dio”.

Amare e prendersi cura del prossimo, soprattutto del prossimo indigente e sofferente, liberare dalla povertà e dalle malattie, porre fine alle guerre, alla miseria che nasce dall’ iniquità, porre fine alle torture e alla svariate forme di mafiosità, coltivare sogni di pace e di bellezza, avere cura del creato, far fiorire e germogliare la vita in tutti i suoi aspetti, vale più che innalzare templi. Templi di cui Dio non ha bisogno. Perché la vera gloria di Dio è l’umanità che vive pienamente e serenamente in pace. 

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.