Come i girasoli

Ci siamo lasciati domenica scorsa portandoci in cuore un sogno, forse, un desiderio di conversione autentico e sano. Oggi, il Vangelo ci parla di trasfigurazione; esperienza necessaria per ogni credente in cammino.

Marco, nel Vangelo che ascolteremo tra poco, ci dice che: ”il volto di Gesù brillò come il sole“ per dirci che chiunque accoglie sinceramente Dio nella propria vita, si apre ad un amore esistenziale, sia verso Dio che verso il prossimo, un amore  capace di illuminare e guidare tutta la propria vita, facendola ricca di una qualità divina e indistruttibile, una vita eterna.

In questo tempo così carico di paure e di fatiche, in un Paese come il nostro che si avvia a contare centomila morti per la pandemia, dove i problemi di precarietà e insicurezza sembrano aumentare ogni giorno, costatiamo con gioia grande che non mancano tra di noi persone dalla vita luminosa e bella, non mancano uomini e donne, capaci di coraggio e generosità fino al dono della propria vita.

A queste persone, a queste nostre sorelle e fratelli maggiori e migliori, vogliamo ispirarci nelle nostre scelte di vita quotidiana, alla loro fede in Dio e alla loro fedeltà alla propria missione.  Per  questo invochiamo la misericordia e la vicinanza del Signore.

SILENZIO. PERDONO. LODE.

La prima lettura ci propone una delle pagine più sconvolgenti di tutta la Bibbia, il sacrificio di Isacco. Nella storia delle religioni, di tutte le religioni, compresa quella ebraica, di cui noi siamo figli, contemplavano i sacrifici cruenti, il versamento del sangue da offrire alla  divinità, per placarne l’ira o per catturarne la benevolenza, in genere erano sacrifici di animali ma non erano esclusi i sacrifici umani, quasi sempre si trattava di poveri, prigionieri di guerra, ma   anche dei propri figli e figlie.

Il racconto del Genesi con la vicenda di Abramo e del figlio Isacco, dicono non la volontà di Dio di ricevere offerte e sacrifici ma la fatica di Dio per far capire all’umanità, che Dio i sacrifici non li vuole proprio, non vuole sacrifici umani e non vuole sacrifici di animali, i sacrifici non li vuole proprio: ”misericordia io voglio, non sacrifici”. È il grido di Gesù. Ma è pure il grido dei profeti come Osea. E neppure il digiuno ci chiede il Signore, ma la condivisione del pane, e non solo, con chi ha fame.

Per questo, il filo conduttore del brano di Marco che ci parla della trasfigurazione sul monte alto, sono le parole del Padre ai discepoli: ”questi è il figlio mio, l’amato. Ascoltatelo!” Non basta più la tradizione secondo Mosè e neppure lo zelo radicale del profeta Elia, ma  ascoltare Gesù, che il Padre definisce “il Figlio amatoLui dobbiamo ascoltare. Lui che è venuto, non a togliere la vita ad alcuno, ma a donare la sua vita per la salvezza di tutti.

I discepoli erano ancora turbati e scandalizzati perché Gesù aveva preannunciato la fine ingloriosa che avrebbe incontrato a Gerusalemme. Pietro si era apertamente ribellato, ma nessuno dei discepoli era disposto ad accettare una fine ingloriosa. Con la trasfigurazione sul monte, Gesù vuole educare i suoi discepoli di allora e di sempre, vuole educare anche noi alla consapevolezza che il Padre non vuole il sacrificio di nessuno, neppure quello del Figlio amato, vuole da tutti e per tutti la pratica della misericordia.

È il rifiuto della misericordia che porterà l’umanità di allora e di sempre, ancora oggi, alla pratica dei sacrifici umani, dove i piccoli, gli ultimi, i più fragili, i meno spregiudicati, vengono sacrificati sull’altare delle leggi del più forte, si chiami sistema economico mondiale, si chiami mercato e legge del mercato globale, si chiami razzismo, si chiami indifferenza al dolore altrui, si chiami povertà o miseria degli ultimi della fila, sono milioni ogni anno gli uomini e le donne, figli amati dal Padre, che vengono sacrificati.

La luce del Signore viene ad illuminare gli angoli oscuri o nascosti della vita di tutti e di ognuno, dei sistemi e delle consuetudini, degli ateismi o delle religioni, il Signore illumina e manifesta la bellezza, la preziosità e la sacralità di ogni vita. Ma rivela anche la realtà del male possibile, del male presente. Male che non è soltanto il peccato del mondo, i peccati di tutti.

Male è anche la sofferenza che ferisce, umilia, a volte uccide. Per questo Lui viene a noi come l’Agnello di Dio che prende su di sé il peccato e la sofferenza del mondo e la redime. L’esperienza di Gesù trasfigurato e glorioso,  allora, è importante per noi, per tutti noi. Perché se il male mortifica, oscura e sfigura il volto  dell’umanità, la trasfigurazione torna ad illuminare e a restituire bellezza e dignità ad ogni volto, ad ogni vita, alla storia ogni essere umano.

“È bello per noi stare qui“. Certamente l’esperienza del Cristo risorto e glorioso è realtà bellissima. Verrà il tempo della contemplazione eterna del mondo e della storia, dell’umanità e di tutto il creato illuminato dalla luce del Signore glorioso e risorto; il tempo di stare alla presenza di Lui.

Ma ora, ora dobbiamo tornare alla lotta e all’impegno quotidiano, perché nessuno rimanga nell’ombra, nessuno sia dimenticato, nessuno respinto, scartato o perseguitato. Ora tutti, tutti dobbiamo impegnarci perché la misericordia dia un volto nuovo alla storia e alla vita di tutti e di ognuno.


PREGHIERA FINALE

Chi ama è attento alle persone, si mette con pazienza al loro passo;
gioisce per il bene del fratello, sa capire e perdonare ogni sbaglio.

Chi ama rifiuta i sotterfugi, la doppiezza e gli interessi camuffati;
il suo stile nei rapporti con i fratelli è segnato da schiettezza e trasparenza.

Dio è amore e solo amando come lui si può entrare a far parte del suo regno.
Tutto passa e si consuma con il tempo, ma l’amore lascia un segno nella storia.

AMEN.

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