Coltivare il desiderio più grande

Avere Dio per amico è il sogno di ogni uomo, di ogni donna che porta in sé un desiderio grande di vita. Che Dio sia onnipotente ci importa poco, anzi, può essere un fastidio davanti a tanta sofferenza e iniquità, verrebbe voglia di chiedergli dove stia o cosa stia facendo mentre il mondo sembra andare alla deriva lacerato da tanta ingiustizia, tanta violenza e tanto dolore.

Il Vangelo ci parla di un uomo, piccolo di statura, un ladro come lui stesso si definisce, impuro e pubblicano, cioè un venduto che riscuoteva le tasse per i romani  oppressori, soldi, bustarelle, favori, un disonesto per definizione, ricco e capo dei ladri di Gerico; noi diremmo un caso insalvabile. Ma nessuno è insalvabile per il Signore.

Gesù alza lo sguardo verso il ramo su cui è seduto Zaccheo, lo guarda dal basso verso l’alto, come quando si inginocchia per lavare i piedi ai discepoli, come quando ci si china accanto a un malato o a un ferito; è uno sguardo, quello del Signore Gesù, che riaccende la vita, che ci rimette in piedi, in cammino e dice di un Signore Dio che non ci guarda mai dall’alto verso il basso, ma dal basso verso l’alto e , lo fa, con infinito rispetto.

E chiede ospitalità, a Zaccheo come a ciascuno di noi, nella nostra casa, nella nostra vita, nel nostro cuore. C’è un vuoto e un bisogno immenso nel cuore di Dio per ogni figlio che manca:” oggi devo fermarmi a casa tua, devo parlarti, devo ascoltarti, ho bisogno di te, oggi!”.

Zaccheo lo accolse con gioia. Cari amici, Dio non si merita, Dio si può solo accogliere quando chiede di entrare nella nostra casa o nella nostra vita. Zaccheo non aveva nessun merito, forse aveva un grande desiderio e, tutto quello che ha saputo fare è stato di salire su un albero e aspettare che il Signore passasse; a lui bastava vederlo, il Signore voleva incontrarlo e, fecero finalmente festa. 

E mentre tutti mormoravano, Zaccheo si alza e proclama la sua conversione. Ho sempre pensato, amici, che il Signore entra nella mia vita solo se la mia vita è buona, sincera, onesta, solo se la mia vita si converte a Dio. Vivere mi ha insegnato, continua ad insegnarmi che la mia vita si converte, diventa buona, sincera e onesta, solo se ci entra il Signore ad abitarmi il cuore, la conversione è frutto del suo venirmi incontro, io posso solo desiderarlo ma è Lui che mi salva, io posso cercare un albero su cui salire ma è Lui che mi dice di scendere e di accoglierlo.

Al ladro, al fariseo, al pubblicano  che è in me, il Signore non chiede solo di non rubare più ma di farmi capace di essere un dono. Perché la vera conversione non consiste semplicemente nell’obbedienza alla Legge ma nel far rifiorire la nostra vita, nell’amare il prossimo come il Signore ci ama.

Oggi, convertirci al Signore Gesù, per noi significa ripudiare ogni forma di violenza, ripudiare ogni forma di razzismo e di illegalità, rifiutare ogni forma di mafiosità e di menzogna, farci capaci di metterci a servizio del bene comune, a servizio dei fragili, dei piccoli, degli impoveriti. Significa metterci generosamente in ascolto del grido di chi soffre e prenderci a cuore la custodia della Terra, nostra casa comune.

Convertirci significa avere la Parola di Dio e il Magistero del Papa come nostro cibo, nostro vero pane quotidiano, perché ognuno di noi è anche frutto di ciò di cui si nutre il nostro corpo, la nostra mente, il nostro cuore e la nostra anima. Vale chiederci quale desiderio abita il nostro cuore e di cosa nutriamo la nostra fame di umanità.

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