CHIAMATI ALLA VITA

Sono gli ultimi giorni di Gesù, prima della passione. I gruppi di potere, sacerdoti, anziani, farisei, scribi, sadducei sono uniti nel rifiuto di quel Rabbì sbucato dal nulla che si arroga il diritto di insegnare, senza averne l’autorità. Gesù non ha le carte in regola per insegnare, non appartiene  a nessuna casta, è un laico qualsiasi. 

Lo contestano e cercano di metterlo in ridicolo con la storiella di una donna, sette volte vedova e mai madre; i farisei la raccontano come caricatura della fede nella risurrezione dei morti. Gesù non si lascia imprigionare  dai loro trucchi e spalanca una nuova visione:” coloro che sono morti non risorgono alla vita di prima ma alla vita di Dio”.

 

La storia che l’umanità è capace di sognare ha il suo vertice nel generare e nel cercare di morire il più tardi possibile; nella storia di Dio non si nasce, non si genera e non si muore, si è generati per l’eternità. L’eternità è non abituarsi al presente, non è il ripetersi di quello che è sempre stato, è come il miracolo della prima volta che si ripete perennemente. 

La piccola eternità dei sadducei, è la sopravvivenza del patrimonio genetico della famiglia, così importante da giustificare il passaggio di mano in mano di questa donna come fosse un oggetto, il primo, poi il secondo, poi il terzo … tutti e sette la presero ma, per tutti colpevole di non averle dato un figlio.  

C’è qualcosa di macabro in questo racconto. Uomini  neppure sfiorati da un brivido di umanità amorevole, riducono questa donna e la sua storia dolorante a semplice carne, ad una cosa da adoperare per i propri fini. Gesù rivela che, non una meschina eternità biologica è iscritta nel cuore di ciascuno di noi, ma l’eternità stessa di Dio. 

Alla domanda banale dei sadducei ( di quale dei sette fratelli sarà moglie poiché tutti l’hanno avuta ma a nessuno ha dato un figlio?) Gesù risponde che essa non sarà di nessuno, perché nessuno può prendere possesso di qualcun altro, né della sua vita e neppure della sua persona. Poiché la pienezza di umanità a cui Dio ci chiama non è il possedere qualcuno ma il farsi dono per qualcuno. Prendere e possedere conduce alla morte. Solo il farsi dono conduce alla vita. 

Non ci saranno né moglie né marito nel Regno dei Cieli, ma non finirà l’amore, non finiranno gli affetti e neppure il faticoso e gioioso lavorio del cuore. Anzi, come insegna l’apostolo Paolo 1 Cor. 13 – 8, l’unica cosa che rimane sempre, ciò che rimane anche quando non rimane più nulla, è l’amore. Finisce  la Fede, finisce la Speranza, resta solo l’Amore che è l’identità stessa di Dio.

La fede nella resurrezione non è il frutto delle mie attese, non esprime  il mio bisogno di esistere ancora oltre le grandi barriere della morte, ma racconta il bisogno di Dio di dare vita e di custodire la vita. È il Dio di Abramo, di Isacco, di Gesù, Dio mi è padre e madre, senza questi figli viventi, di non può più essere Padre, poiché Lui si dichiara  “ Padre dei viventi”.

La fede nella resurrezione è la fede in un amore che conosce molti doveri, il primo dei quali è di essere unito e inseparabile dall’amato, Dio non può darci niente di meno di ciò che è: Padre per sempre”.  Ecco perché risorgeremo; perché per essere Padre Dio ha bisogno di noi suoi figli per sempre, non in una vecchiaia senza fine che sarebbe una storia di fatica e di dolore, ma in un vita nuova che solo Lui può donarci risuscitandoci dalla morte.

La storia ci insegna, o almeno sembra, che il nostro cammino va inesorabilmente verso la morte. Ebbene, Gesù capovolge la prospettiva e genera una storia completamente nuova, riscrive da capo la storia dell’umanità che cammina non più da una nascita verso una fine, la morte. Ma parte da una risurrezione, dal superamento della morte che pone dietro le spalle, non davanti, in faccia.

In faccia a noi, davanti a noi non c’è il buio della morte ma l’abbraccio eterno del Padre che è pienezza di vita vera. Il primo comandamento che Dio ci dona è uno smisurato atto di fiducia che Dio pone nella nostra umanità: abitate la terra e abbiatene cura. Da questo meraviglioso santuario di Dio che è la terra, dove nessuno può restare a vivere per sempre, le porte della morte si aprono verso l’eterno, si aprono sulla vita!  davanti a noi c’è il Signore della vita, innamorato custode di tutti i suoi figli, di tutta l’umanità che, in Cristo ha amato e redento.

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