Chi vogliamo veramente essere?

Alla fine del capitolo sesto del suo  racconto, l’evangelista Giovanni ci svela una crisi profonda nel gruppo dei discepoli, e non la nasconde. Gesù è veramente riuscito a scontentare tutti, anche i suoi amici, molti dei quali dicono: ”Questa parola è troppo dura, non riusciamo ad accoglierla e se ne vanno.

È  la fede stessa che è un discorso duro, e vale la pena metterlo in conto, vale la pena non fidarci troppo di una fede facile, facile, fatta di belle liturgie, di feste patronali dove ci si fa stare di tutto e di più, di ricorrenze svilite e deturpate. Cosa  ne abbiamo fatto del Natale? . . . leviamoci la tredicesima, le vacanze, il cenone . . . quanto resta del mistero dell’Incarnazione? E la Pasqua? A parte le scampagnate, le gite fuori porta, i pranzi, quanto resta della passione di un Signore che per amore si consegna fino alla croce nelle nostre  mani ?

Se non si bara al gioco, tutto il Vangelo è una Parola dura ed esigente, ci chiede conversione sincera e profonda nel conoscere Dio, impegno e lotta per la liberazione di tutti gli oppressi, attenzione, accoglienza e cura di tutti gli impoveriti e fragili, la condivisione, servizio e solidarietà con tutti, anche quelli che non ci garbano e che non sentiamo “i nostri “ parola squallida che nel Vangelo non esiste ma che i cristiani di ogni tempo usano frequentemente.

Avere fede , accogliere la Parola del Signore significa imparare a vivere da  “ risorti”.  Ci piaccia o meno, con Gesù finisce la religione delle pratiche esterne, dei riti, degli obblighi, finisce  anche il tempo dei precetti e dell’obbedienza, comincia il tempo della fedeltà.

Cari amici, con Gesù, cambia il modo di sentire e di  vivere il nostro rapporto con Dio. Il nostro tempo è un po’ ateo; e questo è un problema. Soprattutto il nostro tempo sta ritornando idolatra e, l’idolatria  è un dramma non verso Dio ma contro l’umanità. Papa Francesco non si stanca di metterci in guardia dall’idolatria del denaro, del potere, del dominare e possedere non soltanto le cose, soprattutto le persone, dall’idolatria nascono l’iniquità e la ferocia che stanno devastando la natura e popoli interi.

Con Dio non serve essere obbedienti! L’obbedienza è dei servi, dei sudditi, dei sottomessi a un padrone, a un potente, a un tiranno; la cronaca quotidiana ne è piena. Dio, il Dio rivelato e manifestato in Gesù Cristo non è un padrone, non è un tiranno, non è un potente e ancor meno un prepotente. 

Il Dio manifestato in Gesù è : “Abbà“, Padre esclusivamente buono, che nutre di sé, nutre con la sua stessa vita l’umanità che considera e desidera consapevolmente formata da figli e figlie verso cui rivolge tutto il suo amore e le sue cure, non perché lo meritiamo ma perché ne abbiamo bisogno, lo sguardo del padre non si posa sui nostri limiti o peccati ma sulle nostre fatiche, sulle nostre ferite, sui nostri bisogni, perché fa piaga nel cuore di Dio l’umana sofferenza.

Dio Padre, non ci vuole servi e neppure sudditi ma figli e figlie, non ci chiama all’obbedienza ma alla fedeltà. Per obbedienza si fa il proprio dovere, per fedeltà si fanno miracoli. “se ascolterete le mie parole, se sarete uniti a me, farete le cose che io ho fatto e ne farete anche di più grandi “.  Saranno pure parole dure, ma dicono soprattutto la grandezza di Dio e la nostra vocazione, la vita vera a cui siamo chiamati.

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