Che tu possa custodire un sogno

Un sogno più  più grande di tutte le paure e le fragilità che ti ingombrano la vita. Avere un sogno però non basta, ci vuole il coraggio di accoglierlo e di farlo vivere in noi. Non basta neppure sentirci inadeguati o troppo vecchi o troppo stanchi, non conta e non vale perché Lui, il Signore Gesù, non convoca semplicemente i migliori ma tutti e, anche oggi, ripete a noi tutti, ripete a me e a ciascuno di voi:” venite a me voi tutti con le vostre fatiche, con le tante ferite, le troppe paure, perché io, il Signore, intendo prendermi cura di voi”. Mt 11, 28.t

Il Signore viene a prendersi cura di noi, a riseminarci dentro il coraggio di essere semplicemente umani; umano non è il poco ma il possibile, perché Dio possa ancora compiere in noi miracoli, come il tralcio della vite su cui può germogliare e maturare l’uva buona.

Gesù, nel Vangelo di Matteo che abbiamo appena ascoltato, non annuncia una nuova morale più esigente, non propone una nuova legge più impegnativa. Queste parole sono certamente tra le più impegnative del Vangelo, ma sono anche tra quelle più ricche di umanità, perché indicano e ci insegnano a sognare in grande per noi, per le persone che amiamo e per la storia che vogliamo costruire. E punta al cuore il Signore! Ci invita ad avere cuore, ad avere un cuore grande e generoso perché noi, facciamo bene solo ciò che amiamo veramente.

Davanti alla storia ferita dei nostri giorni, davanti alla scena di questa umanità in affanno,  possiamo dire mafiosamente:” io mi faccio i fatti miei “, oppure, molto cristianamente, “ I Care ; mi sta a cuore, mi prendo cura “.  Ritrovare la dimensione profetica del nostro vivere.

E scoprire che per essere veramente umani, non basta rispettare il sistema e le sue leggi, bisogna rispettare la dignità di tutto ciò che è umano. Anche quella porzione sempre più grande dell’umanità che si manifesta fragile, bisognosa, diversa. Scoprire che la diversità dell’altro non mi impoverisce ma mi offre opportunità di vita e di crescita, di scoperte nuove. Scoprire  e capire che, a volte, per essere veramente fedeli bisogna andare contro corrente, bisogna imparare a trasgredire, perché Dio non si esaurisce in nessuna legge.

Perché essere umani non significa semplicemente non fare del male, non fare violenza ad alcuno, non uccidere.  Tra le prime domande che Dio pone all’uomo nella Bibbia e nella storia, non è chiedere conto all’uomo Caino perchè ha ucciso il fratello Abele, ma chiedere all’uomo Caino dov’è il fratello Abele, perchè la terra ha bevuto il suo sangue e le sue lacrime e la terra grida verso di me. 

 La prima preghiera che Dio ascolta non è il canto liturgico che sale dalle nostre chiese o dai mille templi, ma il grido della terra imbevuta di lacrime e di sangue umano. Oggi  deve essere clamoroso il grido che dalla terra sale verso il cielo, e Dio lo ascolta, e Dio ci chiede conto. E non basta a nessuno ripetere che abbiamo difeso la legge, rispettato i decreti, difeso la bandiera, presidiato i sacri confini della Patria, queste sono menzogne, a volte,  sono menzogne criminali, come la storia ci insegna.

Dio , il Signore in cui crediamo, dona la vita a tutti e a tutti offre la terra e il pane necessario per vivere con dignitosa fierezza, in pace e armonia,. È la cattiveria e la voracità di alcuni che produce ingiustizie e crea confini e inventa nemici da cui difenderci, e  costruisce muri e stende fili spinati e imbraccia le armi della retorica e della menzogna per giustificare il crimine di mancata umanità, ni negata fraternità. È  cosa di cui provare vergogna, molta vergogna per un’Europa che sogna muri alle frontiere che lei stessa si è inventata.

Oggi, siamo chiamati a riflettere su queste parole, che il Vangelo ci propone, perché ci sono troppe persone escluse, considerate inferiori e diverse in base al colore della pelle, ai paesi di provenienza, alla lingua che parlano, al Dio che pregano.  Certamente questa straordinaria varietà di lingue, usi e costumi non sono facili da capire e da incontrare ma sono umanità in cammino.  Come umanità in cammino e in cerca di dignità e speranza di vita buona, erano i nostri nonni e le nostre nonne con i figli in braccio ai confini delle Americhe  all’inizio del secolo scorso e poi ancora alla fine della seconda guerra mondiale. Ma abbiamo preferito dimenticare!

Laicamente diciamo che apparteniamo tutti ad un’unica razza: quella umana. Per FEDE affermiamo che siamo tutti figli di un unico Padre: Dio! Comunque lo si chiami.

Non c’è niente di facile in ciò che ci rende veramente umani, veramente grandi. Tutta la storia umana è fatta di migrazioni, di uomini e donne, di popoli in cammino, di incontri e di scontri. Forse dovremmo imparare dall’innocenza dei nostri figli.

I nostri ragazzi sono più innocenti di noi, hanno un cuore più pulito del nostro, sognano già insieme, non sentono la diversità come un problema insuperabile.  Ed è meraviglioso che siano proprio loro, i nostri figli ad indicarci il cammino verso il futuro.  Il profeta Gioele direbbe che è giunto il momento in cui i padri si lasciano guidare dai figli.  Forse loro, veramente, come insegna il profeta: Portano in sé la profezia di un mondo nuovo e migliore. Di  futuro di GRAZIA.