Buone notizie per tutti gli scartati

Colui che il nostro cuore attende viene e comincia la sua opera risanando l’umanità dalle sue molteplici fragilità. Tutto questo è riassunto nelle parole:” e i poveri sono evangelizzati “.Lo stesso deserto, da luogo disabitato e inospitale si trasforma in luogo di vita possibile e bella, dove la vita ritrova le sue ragioni e le sue energie, dove gli smarriti di cuore ritrovano orizzonti di impegno e di cammino. 

È un invito ad andare verso il Signore della vita, e a riconoscere la vita come un dono del Signore. Anche per noi l’Avvento è tempo di rinascita, tempo di aprire gli occhi per vedere, le orecchie per sentire che la salvezza è vicina e che niente può continuare ad essere come prima; 

Dio crea la storia non partendo da una legge, fosse pure la migliore, e neppure da pratiche religiose, Dio, in Cristo Gesù, inizia a rifare la storia ascoltando il dolore della gente: ciechi, storpi, lebbrosi, esclusi.  Dio comincia sempre dagli ultimi.

Giovanni è prigioniero nella fortezza fatta costruire da Erode il grande: “ …avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a  chiedergli: Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettarne un altro”.  Giovanni non riesce più a vederci chiaro, Gesù scombina tutte le nostre attese. Il Messia annunciato e atteso è presente, opera a modo suo. Non si adatta alle attese della religione e neppure agli annunci dei profeti.

Dal deserto Isaia, come sulle rive del Giordano Giovanni, avevano annunciato la venuta di un Messia giustiziere; “dite agli smarriti di cuore:” Coraggio, non temete! Ecco il vostro Dio, giunge la vendetta per gli oppressori e la ricompensa divina per tutti i maltrattati …”.

Ma Gesù non corrisponde alle attese di Giovanni e neppure a quelle del popolo di Israele. La  sua misericordia è offerta tutti, le sue attenzioni sono verso tutti i bisognosi di guarigione e di salvezza. Non è venuto per giustiziare nessuno ma per offrire possibilità di giustizia a tutti.

Questo manda in crisi Giovanni e i suoi. Gesù non fa lunghi discorsi per difendersi e neppure per spiegare; dice semplicemente. “ Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete. I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati … I lebbrosi erano considerati non semplicemente dei malati ma dei castigati da Dio. E continua: “ i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciata la Buona Notizia, e beato colui che non trova in me motivo di scandalo! ”.

Quale scandalo? È lo scandalo della misericordia. Mentre il castigo di Dio indubbiamente intimorisce, ma non scandalizza nessuno, la misericordia scandalizzava e continua ancora a scandalizzare, specialmente quelle persone, più o meno religiose, che sono convinte di essere amate da Dio perché se lo meritano per la loro bontà. Persone che non sopportano l’idea che Dio sia misericordioso verso tutti, per loro la giustizia di Dio è la condanna di chi sbaglia non il perdono.

Se Dio è giusto deve premiare i buoni e castigare i cattivi, altrimenti non c’è più religione! E Gesù viene non tanto per confermarci nella religione che pratichiamo, ma per salvarci nella fede che forse non abbiamo. Fede  in un Dio misericordioso che ama tutti e che manda la pioggia e il sole sia sui buoni che sui cattivi. Ma questo è ciò che scandalizzava allora e scandalizza ancora oggi, quanti presumono di essere giusti e meritevoli davanti a Dio e disprezzano gli altri. È lo scandalo della misericordia. Gesù proclama beati quelli che non si scandalizzano di Lui e della Buona notizia di un Dio che ci è Padre.

Gesù non ha mai promesso di risolvere tutti i problemi! Ha posto dei segni, quanto basta per farci capire che il mondo e la storia non sono dei malati inguaribili, che la fede è fatta di due cose fondamentali: di occhi che sanno vedere il sogno di Dio, e di mani operose come quelle del contadino che, dopo aver lavorato la terra e seminato con passione, aspetta il prezioso frutto della terra e del suo lavoro.

La fede non è un dovere da compiere; la fede è  stupore, sentirci amati da Dio la fede è un innamoramento per un mondo nuovo e migliore possibile di cui Dio si fa artefice, e poi di mani operose che si prendono cura dei volti e dei nomi, delle ferite; lo fanno con fatica, ma fino a che c’è fatica c’è speranza – diceva don Milani.

Cosa siete andati a cercare nel deserto? È la domanda di Gesù ai discepoli di ogni tempo. Un fenomeno? Un trascinatore di popoli? A noi oggi, per vedere questi personaggi basta guardare la televisione e rimanere disincantati e delusi! Nooo! Giovanni è il profeta che puzza di selvatico, non vuole incantare e neppure sedurci con le sue parole. Giovanni è il profeta che parla con la sua vita e le sue opere, in lui messaggio e messaggero coincidono. Questo è il miracolo di cui la terra e la storia hanno bisogno, di umanità vera, donne e uomini onesti e generosi, e  di credenti credibili e contenti. 

È il miracolo che il Signore si aspetta da noi, non per sé stesso; Dio rimane Dio anche se noi siamo meschini e scadenti. Il Signore si attende da noi il miracolo di essere credenti in Lui e credibili agli occhi e al cuore della povera gente perché non siano  costantemente delusi ma rincuorati nella fiducia e nella speranza che Dio veramente, anche attraverso di noi, non li ha abbandonati.

E questo a cominciare da casa nostra.