Battezzati e la profezia del perdono

Ci siamo lasciati domenica scorsa sollecitandoci a non vergognarci delle nostre fragilità, a non nascondere le nostre cicatrici ma a lasciarci illuminare da Signore Risorto, Lui trasformi le nostre ferite in feritoie, le nostre cicatrici di fatica in solchi aperti per nuove semine di speranza, germogli di vita nuova nelle stagioni che verranno.

Oggi, la Parola del Signore ci parla di perdono, di compassione, di misericordia come profezia e annuncio di nuova umanità. Consapevoli  di essere tutti peccatori perdonati. Salvati non per merito ma per grazia, per – dono.

rimetti a noi i nostri debiti perché anche noi impariamo a perdonare ai nostri debitori”, così  ci insegna Gesù nella preghiera.

SILENZIO. PERDONO. LODE

* Gesù dice che lo devo fare sempre perché l’unica misura del perdono è quella di perdonare sempre, senza misura. Ma perché devo perdonare? Che senso ha?

* Il Vangelo, non è mai “ politicamente corretto”, il Vangelo è roba di un altro mondo, di un mondo migliore e più sano di quello che noi stiamo sperimentando.

* Non si tratta di essere un po’ più buoni ma di essere veramente più umani, cioè più simili a Dio, provarci almeno, a comportarci come lui.

Attenzione amici: Gesù non sta sulle nuvole ma vive e respira la polvere delle nostre strade e sperimenta le nostre fatiche! Conosce il dolore e l’amarezza dell’offesa subita, del tradimento patito e conosce soprattutto le fatiche e il dolore di tutti i calpestati e i maltrattati della terra e, tuttavia, indica la strada del perdono non senza verità, non senza  esigenza di giustizia, non senza misericordia.

Le nostre fatiche il Signore le conosce, anche le nostre ferite il Signore le conosce. Più volte nella Bibbia Dio si manifesta come colui che conosce, vede, ascolta e partecipa alla fatica e alla sofferenza dei piccoli e dei poveri e per loro e per noi diventa liberazione.

Nella Bibbia c’è il libro dei salmi. I salmi sono le preghiere per eccellenza, definiti addirittura: Parola di Dio, anche se sono parole di uomini che cantano quando sono contenti, ringraziano e lodano quando sono gratificati e felici, piangono e si lamentano quando sono nella prova e nel dolore e imprecano verso la terra e verso il cielo quando sono maltrattati e oppressi. Il salmo 109 è un salmo lunghissimo ed è definito il salmo delle maledizioni; ci sono almeno venti maledizioni che nessuno di noi oserebbe fare.

Questo salmo, dopo aver elencato tutte la sofferenza e il dolore, le maledizioni e le imprecazioni rivolte verso i nemici, si conclude con queste parole:” A Dio, il grande, il canto di grazie dalla mia bocca esploda solenne: che io lo esalti in mezzo alle folle. Perché lui sempre si erge alla destra del povero e del reietto ha salvato la vita, contro i giudici e i suoi oppressori.

Nella notte del tradimento Gesù piange e suda sangue. Sulla croce dopo aver pregato il Padre riguardo i suoi crocifissori:” Padre perdonali. Non sanno quello che fanno”. Chiede conto al dio Eloim del suo abbandono e affida al Dio Padre il suo Spirito, la sua vita.

Cari amici, Dio comprende la nostra fatica nel perdonare.  Gesù  non si sta lamentando ma ci sta educando ad essere nel mondo il segno di una umanità finalmente guarita, dove il male subito non sia una ferita eterna e inguaribile. Al Dalai Lama fu chiesto perché non odiasse a morte i cinesi che avevano occupato il suo paese uccidendo una moltitudine di persone e distruggendo i segni di una grande civiltà. Lui rispose:” hanno preso tutto quello che potevano e distrutto quello che non dovevano, perché dovrei dare loro anche la mia anima e la mia libertà?”

Amici miei, soli i forti sanno perdonare, i forti non si rassegnano, non piegano la testa, non si nascondono; restano dei combattenti a viso aperto da Mandela a Luther King, ai martiri della resistenza al nazifascismo, ai testimoni della fede di ogni tempo  e ancora oggi: da Romero a Puglisi, da Beppe Diana a tutte le vittime innocenti della lotta contro le mafie, il terrorismo, la corruzione.

Chi perdona esige verità e giustizia mai vendetta. Oggi, per noi che viviamo un tempo di grandi opportunità ma anche di grandi conflitti, grandi ingiustizie, enormi soprusi e altrettanto grandi indifferenze, noi siamo chiamati a ritrovare la freschezza del nostro essere cristiani, del nostro essere battezzati, non tanto per guadagnarci il Paradiso che sarà sempre e comunque un dono gratuito del Padre, ma perché questa terra non diventi un inferno.

Non accontentiamoci di essere più o meno della brava gente. Impegniamoci tutti, tutti, veramente tutti per divenire una nuova umanità, il nostro essere battezzati non si riduca mai a una formale partecipazione liturgica ma sia il segno e la profezia che il sogno di Dio di una umanità più giusta, solidale e fraterna, più capace di cura e di tenerezza, più attenta al grido dei oppressi e dei disperati, tutto questo ci renda più umani e più veri. Lo dobbiamo come debito ai nostri figli e ai nostri nipoti

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