Battesimo; un Dio che crede in noi

Passata l’Epifania, si ritorna alla normalità, basta presepi e stelline, basta con quel Gesù così bianco che più ariano non si può; anche se Lui però era ebreo e probabilmente più nero che bianco, noi lo abbiamo truccato per farlo sembrare uno di noi, ma Lui era ALTRO.  

Anche Erode, pace all’anima sua, dovrà fare i conti con i suoi conti sbagliati. Perché ad  ogni strage di innocenti ne sopravviverà  sempre uno, sin dai tempi di Mosè. Uno che porterà il nome di tutti quelli che sono stati vittime del cinismo e della cattiveria. UNO sembra poco, un quasi niente, ma basterà a turbare il sonno e i sogni al potere di molti o di tutti; anche oggi!

Lo abbiamo lasciato all’età di dodici anni, ritrovato fra i dottori nel tempio, lo abbiamo  sentito promettere ai suoi genitori che sarebbe stato buone e sottomesso a loro, e così ha fatto. Gesù riappare dopo vent’anni sulle rive del fiume Giordano. Vent’anni di silenzio assoluto in cui si è lasciato plasmare da suo padre – quello  del Cielo e di Giuseppe, suo padre qui sulla terra – e da sua madre Maria. 

Ha  imparato il mestiere di uomo, il lavoro di bottega come carpentiere; il silenzio di quegli anni lo ha fatto capace di ascoltare il cuore, la vita e il pensieri della gente.  E saranno proprio loro, i poveri, quelli dalla vita fragile o troppo provata, quelli a cui è facile attribuire peccati e impurità, saranno proprio loro a capirlo meglio di tutti.

Cresciuto  in sapienza e saggezza, ora è pronto ad affrontare la vita, la croce, le croci. Toccherà le bare dei bimbi morti, accarezzerà il volto di mamme affrante, rialzerà dalla polvere la prostituta e restituirà salute ai lebbrosi, aprirà gli occhi e le orecchie e restituirà la parola  agli infelici e agli scartati dal sistema, perché possano ( perché possiamo ) vedere e comprendere le opere e i segni della salvezza, assaporare finalmente la vita e ascoltare la Parola di un Dio e Signore fatto liberazione per tutti; nessuno ne sarà escluso.

Di quel tempo a Nazareth, silenzioso e nascosto non sappiamo quasi niente; famiglia, lavoro, sinagoga, amici e un cielo a cui guardare con intatta fiducia. All’inizio dell’avvento le parole del profeta Isaia (63) ci avevano fatto pregare:” Se tu squarciassi i cieli e scendessi … “. Ora, ricevuto il battesimo, Gesù esce dall’acqua e, mentre prega, “ si aprirono i cieli e venne una Voce …”  finalmente il cielo si apre e dal cielo aperto non scendono miracoli ma lo Spirito Santo, lo Spirito di Dio. Dio con noi. Un Dio venuto con Gesù ad assicurarci che lui non griderà perché le cose più belle non si gridano ma si sussurrano da cuore a cuore. 

E allora se la voce di Dio ci giunge aspra o minacciosa, non è la sua voce quella che udiamo, ma di qualcun altro, Dio è colui che parla al cuore, e non ha bisogno di gridare. Per lui nessuno è perduto per sempre, per tutti c’è una speranza nuova; per Dio nessuno; uomo o donna, coincidono con il proprio male ma tutti coincidiamo con i residui di una possibilità di bene presente in tutti e in ognuno.

Penso al giorno in cui, attraverso la feritoia dei cieli aperti, io sarò davanti al mio Signore. Lui mi guarderà e vedrà in me un uomo povero, simile ad una canna che tante volte si è incrinata. Guarderà la mie mani piuttosto vuote e il mio cure contorto e inquieto. Eppure credo fermamente che in quel giorno, il Signore mi dirà come ha già detto al mio battesimo: ”Figlio mio tu sei, figlio amato e perdonato, figlio rialzato e guarito. Entra nell’abbraccio di tuo padre “!

Giustamente noi ci domandiamo se per ricevere dignitosamente il sacramento del Battesimo dobbiamo avere la fede. Se così fosse nessuno di noi e neppure i nostri bambini potrebbero mai essere battezzati. Per ricevere il Sacramento del battesimo o per battezzare i nostri figli dobbiamo soprattutto credere che Dio ha fede in noi, che Dio si impegna ad essere fedele al nostro bene e alla nostra vita. e che attende, il Signore, la nostra risposta, che la nostra vita sia la risposta concreta alla sua fiducia in noi.

Sinceramente è ciò che auguro di cuore a tutti voi. La vita è il nostro credente e credibile atto di fede.