Commento al Vangelo della seconda domenica di Avvento

In ascolto

Papa Francesco, un vecchio saggio, è capace di sorprenderci sempre. In viaggio verso Cipro, saluta e ringrazia i giornalisti al seguito e li invita a farsi ascoltatori attenti delle piaghe e delle ferite aperte che incontreranno. Non li invita tanto ad ascoltare lui, i suoi discorsi che pure sono straordinari, parole, le sue, che nascono da un cuore di pastore innamorato del suo popolo, come lui sa essere, ma ad ascoltare il grido di dolore che dalle ferite aperte nella carne di un popolo, salgono verso il Cielo e verso i grandi della terra.

Apriamo il Vangelo che Luca ci offre in questa seconda domenica di avvento e, rimaniamo spiazzati. Dalla geografia e dalla solenne nomenclatura dell’impero romano e dei suoi molti dignitari, la Parola di Dio viene ad abitare un piccolo uomo che vive di ciò che offre il deserto, il quasi niente e, in questo uomo, fino ad allora, a tutti sconosciuto, la Parola del Signore trova casa.

Dio  evita i labirinti dell’impero romano, evita le solenni gerarchie e le nomenclature che fanno la geografia del potere, ma evita anche le trappole della religione, evita il tempio e le sue sacre liturgie, dove il profumo degli incensi preziosi, i canti solenni e gli insegnamenti assoluti, rischiano di occultare il volto vero di Dio, facendone un grande tra i grandi, dove troppo spesso risuona dominante la parola: “onnipotente”. 

Ma il  Signore Dio non vuole essere l’Onnipotente, il mondo è già pieno di potenti, prepotenti e aspiranti onnipotenti, lo era ai tempi di Gesù come lo è ai giorni nostri. Lui, il Signore, vuole essere, con tutti e per tutti, semplicemente “Abbà”  il Padre. Colui che ascolta, che vuole mettersi in ascolto del grido, del canto o del pianto dei figli. 

Il deserto allora è il luogo ideale, e noi siamo chiamati tutti, in questo avvento 2021 dell’era cristiana, a riconoscere i deserti del nostro tempo, oramai penetrati nel cuore delle nostre città. Se il deserto è il luogo della precarietà, della solitudine e della paura, le nostre città sono il luogo ideale. Ma possono divenire anche  la terra di un nuovo inizio, un luogo dove l’annuncio della salvezza diviene possibile e possibile per tutti una vera conversione a dio e un vero innamoramento della terra e di tutto ciò che è umanità.

Deserto! Dove l’umanità fa fatica a vivere, dove la precarietà domina, dove la fragilità diviene figlia dell’ingiustizia e dell’iniquità, è il posto ideale perché la Parola di Dio torni a illuminare le menti e a sostenere i cuori stanchi, a riaccendere la speranza in chi si è arreso; perché c’è un Dio che ci viene incontro nel segno dell’amorevolezza e del servizio.

Ci invita il Signore ad essere vigilanti, svegli, attivi, generosi. Di fronte alla fatica di vivere, il Signore ci invita alla lotta e all’impegno, c’è molto lavoro da fare… raddrizzare, spianare, colmare, andare incontro, accogliere, custodire, prenderci cura, porre rimedio a tutto ciò che rende la vita amara e ferita.

Convertirci a Lui richiede molto impegno, non esclude sacrifici e lacrime di pentimento, perché anche se davanti alle fatiche e alle ferite dell’umanità ci sentiamo, non direttamente colpevoli e per ciò  assolti, in realtà, siamo sempre coinvolti, il peccato da cui ci dobbiamo liberare, forse si chiama indifferenza, disimpegno, connivenza, partigianeria, aridità di cuore, carenza di fraternità solidale, oscuramento del senso di giustizia. Convertirci a Lui se vogliamo veramente e concretamente amare il prossimo e la terra che ci ospita. 

Dio ci parla attraverso i Profeti, ma anche attraverso il pianto e il gemito di quanti chiedono dignità. Se impareremo ad ascoltare la Parola di Dio e il grido della Terra e di quanti la abitano, vedremo la Salvezza, perché ogni donna, ogni uomo che fa esperienza di vera fraternità viene in contatto con il mistero di Cristo, magari in un modo che non conosciamo, come insegna la Gaudium et spes 22.

Ogni persona, di ogni razza e religione, di ogni epoca e sotto ogni cielo, che fa esperienza vera di fraternità e di cura del piccolo, del fragile, e opera per la vita e la crescita dell’umanità, sfiora e tocca il Mistero del Dio che ci viene incontro. L’Avvento  attesa operosa di un Signore che viene a comunicarci quanto sia bella l’umanità che il Padre ha sognato, voluto e che, in ciascuno di noi, intende realizzare.

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