Commento al Vangelo della prima domenica di Avvento

Signore Gesù, tu ci hai insegnato a vincere la sete e la fame, la paura e la solitudine, lo spazio e il tempo. Non permettere al male di derubarci il meglio di noi e poi disperderlo, non lasciare che sia prosciugata la fonte che alimenta la tua promessa e l’attesa di Te.

Con questa  antica preghiera, rubata chissà dove, iniziamo le nostre riflessioni di Avvento. Questo inizio di un tempo nuovo che ci porta a vivere il Natale di Gesù, a sperimentare un Dio che ascolta, conosce, vede e si fa vicino a tutti e ad ognuno per coltivare e custodire tutti i segni di grazia, di bellezza, di futuro. ( Esodo 3 )

Ho appena incontrato una coppia di giovani innamoratissimi, genitori da pochi giorni, facevano la loro prima uscita con Aurora, la loro bimba di trentasette giorni. Avevano giustamente, nei loro sguardi, tutto il cielo con il sole, la luna, le stelle e tanti, tantissimi sogni progetti. È pieno di vita e di coraggio il loro avvento.

Poi ho ascoltati Isa, con un nipote di cinquant’anni affetto da una grave malattia, aspetta un possibile trapianto di polmone. Quanta angoscia, quanta paura e trepidazione. C’è il terremoto nel loro avvento. Poi c’è  Nadir, egiziano e musulmano, quasi cinquant’anni, in Italia da dodici, da tre anni disoccupato e angosciato di non poter più provvedere alla sua famiglia, lo trovo spesso in Chiesa, dove prega il suo Dio anche per me e mi chiede aiuto per la mandare a scuola i suoi figli rimasti con la mamma in Egitto. C’è paura nel suo avvento.

Ma ognuno di noi potrebbe scrivere pagine su pagine di gioie, di speranze, di fatiche e di lacrime; è la vita nel suo scorrere che ci mette a dura prova, troppe volte. Noi crediamo in un Dio che non è mai sordo al grido degli ultimi della fila, un Dio e Signore che si fa colmo di felicità per il sorriso di un bimbo e si fa presenza liberante per chi è nel pianto. Avvento! Inizio della storia finalmente nuova, poiché Dio entra nel fiume della storia, annuncio e profezia di un tempo nuovo. E chiede ai suoi discepoli di allora e di sempre di fare come Lui, di seguirlo sempre.

Per noi credenti è un tempo di grande impegno. Per noi,  divenuti adulti anche nella fede non è più tempo di mascherine più o meno devote da collocare nei presepi, per noi è tempo  di profezia e di testimonianza. Anche i pagani, come qualsiasi persona intelligente e non necessariamente credente, possono dedicarsi con cura a realizzare il presepe migliore; ma dai credenti, da quanti pregano il Dio rivelato da Gesù e lo chiamano Padre nostro, da ciascuno di noi, ci sia aspetta ben altro impegno, testimonianza e profezia.

Siamo chiamati ad ascoltare il gemito e il grido degli oppressi e dei maltrattati,  a vedere l’umiliazione e la fatica dei rifiutati,  le ferite  e le paure di coloro che scappano in cerca di umane possibilità di vita, e a farci presenza, vicinanza solidale e fraterna con quanti lottano e operano perché il mondo sia migliore, e lo sia per tutti.

La terra risuona spesso, troppo spesso di un pianto mai finito, ma il Vangelo ci domanda di non smarrire il cuore, di non camminare a capo chino, a occhi bassi. Ci invita caldamente a sollevare lo sguardo, a guardare in alto, a guardare lontano, perché la nostra liberazione è vicina, e per tanto, a fare la nostra parte. 

Questo è anche tempo di preghiera più profonda e intensa ma, attenzione; la preghiera non diventi mai la foglia di fico dietro cui si nascondono ignavia e disimpegno.

“ Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo e non vi è nulla di genuinamente umano che non trovi posto nel loro cuore  Gaudium et Spes. 

Ci conceda il Signore, in questo avvento, un cuore leggero e attento, per vegliare sui germogli di vita buona e di vita vera, su ciò che spunta e sul nuovo che nasce, sui primi passi della pace, sul respiro della luce che viene a ridurre il buio della notte e le paure della pandemia, sui primi vagiti della vita, sulla gioia di ogni risveglio, il miracolo di ogni guarigione.

Si amici!  Facciamo che sia veramente una cosa seria e, questo Avvento ci porterà  il Natale di Cristo in ciascuno di noi e, l’infinito sarà il nostro orizzonte. 

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