Avere in noi lo sguardo di Dio

L’uomo biblico non vede mai l’universo come natura ma come creatura. Vorremmo anche noi avere lo stesso sguardo sulla realtà e le persone che ci vivono accanto, anche su noi stessi, sulla nostra storia, sul nostro vivere la quotidianità.

Natura indica tutto ciò che sorge, nasce e vive. Creatura dice che ciò che esiste e vive è stato pensato, desiderato, amato e accolto come un dono prima ancora di cominciare ad esistere.

Pare di sentire il canto del Dio creatore che ad ogni passaggio esclama e proclama:” è bello ciò che ho fatto, è cosa buona ciò che ho creato”. Oggi vorremmo ringraziare tutti coloro che ci hanno pensato, desiderato, sognato e accolti come un dono, prima ancora di vedere e sapere come saremmo stati.

Grazie a Dio creatore, certamente! Ma grazie  anche ai nostri genitori e a quanti ci hanno accolto e, amandoci, ci accolgono ancora, pur con i nostri limiti e le  nostre fragilità.

SILENZIO. PERDONO. LODE.

PRIMA LETTURA: Isaia 55, 1 – 3.

Salmo 8 : Grazie Signore! Tu mi ami da sempre e per sempre.

Come splende, Signore Dio nostro, il tuo nome su tutta la terra: la bellezza tua voglio cantare, essa riempie i cieli immensi. Quando il cielo contemplo e la luna e le stelle che accendi nell’alto, io mi chiedo davanti al creato: cosa è l’uomo perché lo ricordi?

Cosa è mai questo figlio dell’uomo – che tu abbia di lui tale cura? Inferiore di poco a un Dio, coronato di forza e di gloria! Tu l’hai posto signore al creato, a lui tutte le cose affidasti: ogni specie di greggi e di armenti, animali e le fiere dei campi.

Le creature dell’aria e del mare – e i viventi di tutte le acque: come splende , Signore dio nostro, il tuo nome su tutta la terra! Gloria al Padre nell’alto dei cieli. Gloria la figlio suo eterno splendore, allo Spirito, cuore del mondo, Tu abbracci ogni figlio dell’uomo.

ALLELUIA.

Vangelo: Matteo 14, 13 – 21.

Primo pensiero. Ci commuove, o almeno dovremmo commuoverci, sentirci ripetere dal Signore attraverso il dono della Scrittura che siamo sue creature. Realtà  pensate, desiderate, attese e amate da Qualcuno, prima ancora di sapere come saremmo stati

E sentire profonda gratitudine anche verso chi si è preso cura di noi. Certamente riconosciamo nel Signore la sorgente di ogni nostro bene a cominciare dal dono della vita. Vita che è passata dalla mente e dal cuore dei nostri genitori, vita accolta e custodita come un dono prezioso da tante persone che ci hanno fatto vivere, crescere, che ci hanno regalato il dono della Fede e ci hanno insegnato il mestiere di vivere; come uomini e come donne.

Ci hanno trasmesso intelligenza e coscienza, senso del dovere e della giustizia, capacità di tener fede agli impegni e alla parola data, lealtà e tenerezza. Davvero ci sia gratitudine in noi verso di loro, gratitudine che si trasforma in attenzione, ascolto, accoglienza e cura soprattutto quando sono loro a sperimentare fragilità e bisogno. Siamo stati amati e considerati un bene, a volte perfino una benedizione, nonostante disobbedienze, ribellioni, contraddizioni e fughe. Ad  ogni ritorno siamo stati accolti, dopo ogni caduta ci hanno rimessi in piedi, dopo ogni disinganno il loro abbraccio pacificante. Grazie amici per averci insegnato il mestiere di vivere come creature, magari fragili e difettose, ma per voi , sempre amabili, perdonabili, preziose.

Secondo pensiero. Gesù ha appena saputo che Giovanni il Battista è stato assassinato da Erode, il prepotente dissoluto e violento; questo  mette Gesù davanti al suo cammino che si compirà a Gerusalemme, e noi sappiamo come.

Vorrebbe stare un po’ da solo, stare in preghiera, in intimità con il Padre, prendere nuova energia per continuare, per questo si allontana. Ma si ritrova davanti una folla di gente bisognosa di Lui, gente affamata, stanca, disorientata come pecore senza pastore; ne prova compassione e si prende cura di loro.

L’episodio riportato da Matteo va sotto il nome di:” moltiplicazione dei pani e dei pesci”, è una definizione errata ma ne abbiamo già parlato e ne riparleremo ancora.

Oggi vorrei condividere con voi l’esperienza di uno dei più grandi biblisti latino americani: Carlos Mesters. Grande uomo, grande missionario, autentico testimone di una Fede vissuta e incarnata radicalmente nel suo popolo. Carlos è un giovane prete che vive ai margini del Sertao, vive in un enorme barrios che ogni giorno si ingrandisce per l’arrivo dei Sem tera, degli abitanti della foresta scacciati dai grandi fazenderos. Il missionario che vive con Lui è gravemente malato e stanco e  gli chiede di studiare nella Bibbia, la figura del Servo di Dio umiliato e sofferente descritto da profeta Isaia.

E però, lo mette in guardia con queste parole: “ non osare entrare nella Bibbia da solo, non pensare di scrutare la Parola di Dio contando sul fatto che hai molto studiato e conosci le antiche lingue bibliche, profaneresti il messaggio di Dio. Neppure quando preghi fallo da solo, diresti parole vuote che Dio non ascolta”.

Carlos dice al vecchio missionario morente:” Padre! Ma qui siamo soli o quasi. Come devo fare?” risponde il vecchio missionario:” Quando  apri la Bibbia  porta con te la fatica, il dolore, l’umiliazione e il pianto, ma anche la fede semplice e la speranza grande  di tutti i poveri, gli umiliati e i calpestati di questo popolo, saranno loro il cuore e la mente , loro ti insegneranno a comprendere e  vivere ciò che Dio vuole rivelarci “. 

E questo vale anche per la preghiera; non pregare da solo! Porta con te la fame di vita e di dignità dei poveri e dei calpestati, perché il Signore, il Dio dei nostri padri e delle nostre madri ascolta il grido degli oppressi e diventa per loro LIBERAZIONE”.

In questi giorni così complessi, dove  sentiamo incertezza e paura per il futuro, dove i disperati della terra sono considerati pericolosi nemici da cui difenderci anche con le armi, proviamo anche noi ad ascoltare la Parola del Signore e a pregare lasciandoci invadere la mente e il cuore dal grido di tutti quelli che soffrono e attendono LIBERAZIONE.

Non li possiamo accogliere tutti a casa nostra. Basterebbe  avere rispetto per la loro terra e le loro case e non depredarli più. Noi sappiamo che  Dio ascolta sempre il  grido dei poveri, il gemito di chi soffre e non li lascerà a lungo senza risposta di liberazione.

Il loro pianto, il loro canto, la loro fede e la loro grande speranza potrebbero essere , per noi, l’inizio della nostra liberazione dalla paura del futuro e la nascita di una  autentica FEDE.

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