Ascensione: imparare a bene-dire  

C’è un momento della vita in cui resta e conta solo ciò che veramente vale. Tutti  abbiamo vissuto o subito partenze, alcune le abbiamo cancellate perché ci facevano male, altre abbiamo scelto di custodirle perché le sentiamo nutritive e benefiche, perché vissute nel segno della benedizione. Non c’è nulla di più grande del giorno in cui un padre, una madre benedicono i propri figli  affidandoli alla vita.

Oggi vorremmo vivere questa festa dell’Ascensione di Gesù al cielo nel segno della benedizione: “e alzate le mani, li benedisse“. Non sempre chi ci ama può restare con noi, bisogna imparare a camminare da soli nella vita, portandoci dentro ciò che veramente conta e alimenta la vita.  Un animo abitato da una benedizione.

Iniziamo questa Eucarestia chiedendo al Signore di perdonarci per tutte le volte che la nostra vita e il nostro vivere non sono stati una benedizione, e abbiamo impoverito e resa più sola e precaria, la vita di chi, in quel momento era nostro prossimo.

SILENZIO. PERDONO. LODE.

“ Mentre li benediceva, fu portato verso il cielo “. Gesù entra nella Trinità e nell’eternità benedicendo. Una benedizione che rimane per sempre tra il cielo e la terra, che si stende come un velo di grazia sulla storia intera, come una carezza tracciata sulla nostra fatica di vivere, che discende sulle ferite, le fragilità e le delusioni, sulle sconfitte e le cadute, e su ogni vittima che trasciniamo a terra con il nostro cadere.

 La  benedizione assicura a tutti, anche a chi fatica a credere, che nessuna vita è abbandonata, che la vita è più forte delle ferite che gli vengono inflitte, che nulla è perduto finchè qualcuno è capace di benedire. Benedire è la parte migliore di ogni essere umano, divenire persone benedicenti è la missione che vogliamo assumere per essere dignitosamente umani e discretamente cristiani.

Nella vita di tutti noi ci sono delle partenze, vissute per scelta oppure subite dalle vicende del vivere. Non dovremmo mai dimenticarcelo noi, figli di migranti; è facile dimenticarcene, ma la nostra storia è intrisa di partenze, anche dolorose come quelle dei nostri fratelli e delle nostre sorelle che vengono tra noi spinti dalla miseria oppure, come i nostri nonni e le nostre nonne, in cerca di un pane meno amaro, e ogni giorno li sentiamo insultare come clandestini, invasori, irregolari e portatori di miseria, tranne poi a sfruttarli quando ci fanno comodo. Di questo, un giorno , dovremo chiedere perdono ai loro figli e al Dio in cui crediamo.

Nel Vangelo di questa solennità, Gesù dice ai suoi amici di allora e di sempre, oggi lo dice anche a ciascuno di noi:” Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo ad ogni creatura”.  Gli amici del Signore hanno compreso che la buona notizia di un Dio che ci è Padre, non è riservata a pochi privilegiati ma è per tutti perché tutti hanno bisogno di questa Parola come risposta di Dio al bisogno di pienezza di vita che ogni persona si porta dentro.

C’è l’invito al battesimo, che significa la conversione, significa immergersi in Dio, lasciarci abitare la mente, il cuore e la vita dal Signore risorto. Non è stata una scelta facile, per molti ha significato e significa ancora, persecuzione, per alcuni significa morte, ma essi continuano a seminare la loro vita come offerta di bene per tutti.

E continua il vangelo:” Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo”.  All’epoca era convinzione comune che Dio si trova in alto, che lo Spirito Santo scende dall’alto, che il bene viene dall’alto, mentre la precarietà, il dolore, la fatica, il male salgono dal basso. Se Dio si trova nell’alto dei cieli, anche il Signore risorto ascende nell’alto dei cieli e, come canta il salmo 110, siede alla destra del Padre di cui ne condivide pienamente la divinità.

Gesù comanda ai suoi di allora e di sempre, è importante sottolinearlo, perché ogni generazione, anche la nostra,  è tentata di tradire il Vangelo, di disobbedire al comando del Signore, di non stare a guardare il cielo ma di riempire la terra dei frutti divini che cambiano la vita e la rendono vera, capace di accogliere il divino, cioè, pienamente umana. 

Compito di ogni amico del Signore, di ogni battezzato, è quello di annunciare e comunicare la Grazia del signore, liberare dal male, liberare dalla miseria, dalla violenza, dai morsi del serpente, dalla discriminazione, dall’odio che genera dolore e morte, liberare dal peccato, dal razzismo e da ogni forma di mafiosità che è idolatria del potere, del denaro, della razza, annunciando ad ogni vivente che Dio ci è Padre e che noi siamo “ Fratelli Tutti”.

“ Allora essi partirono e predicavano dappertutto mentre il Signore agiva con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano” Gesù non ci lascia soli, non ci lascia orfani. Con l’ascensione al cielo, non si allontana dalla sua comunità ma realizza una presenza ancora più intensa; dirà infatti:” Non abbiate paura! Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine dei tempi”.

Il cielo, dove Dio risiede, è là dove noi operiamo con Cristo e come Cristo per il bene dell’umanità, fedeli al suo comando:” amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato”.

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