Ascensione Del Signore Mc 16, 15–20

Ci ha lasciato un sogno e la possibilità di volare

Gesù se ne  torna al Padre dopo tre anni e tante vicende e lascia un quasi niente; pochi discepoli smarriti e ancora impauriti. Pietro  porta ancora le ferite del rinnegamento, Giuda si è suicidato dopo averlo tradito; tutti vivono la vergogna dell’abbandono. Sembra la nostra foto di gruppo! Eppure se ne va dicendo: ”andate in tutto il mondo e annunciate … io sono con voi, sempre! Fino alla fine, fino alla meta!”. Unico equipaggiamento la sua parola che libera, rialza, guarisce, perdona, risuscita, cambia e salva la vita.

Il Signore ci ha seminato nel cuore un sogno. Ci ha resi affamati di cielo, di bellezza, di libertà, ci ha fatti innamorare della vita e resi custodi del futuro. Ci ha insegnato a volare. Per volare non importa avere le ali come i polli o le galline; per volare ci vuole un sogno grande nel cuore e un’infinita fame di cielo. I polli e le galline, pur avendo ali non volano. Non hanno sogni nel cuore. Non hanno fame di cielo. Si accontentano di beccare per terra.

Ma noi?! Noi di chi abbiamo fame? Noi cosa ci portiamo nel cuore?

Di chi siamo veramente innamorati?

SILENZIO. ABBRACCIO. LODE.

Si amici, volare si può, volare si deve. Grazie papa Francesco!  Tu stai girando per i cimiteri del nostro paese, pregando sulle tombe di cristiani speciali, sognatori, aquile volanti e sognanti come don Primo Mazzolari, come don Lorenzo Milani. Come don Tonino Bello, come don Zeno Saltini, come Chiara Lubich. Custodisco nel cuore una lista lunga di uomini e donne che la chiesa non ha capito, a volte ha mortificato e umiliato; eppure erano dei sognatori, sapevano volare alto.

Uomini e donne, religiosi e laici che come diceva Paolo VI “avevano il passo troppo lungo dei profeti, e noi non ci si riusciva a tenergli dietro; hanno sofferto loro e abbiamo sofferto anche noi”. Emblematico che tu vada sulle loro tombe per dirci che lì c’è quello che resta del terreno di cui erano fatti; ma la loro profezia, la loro umanità abitata di Cielo e di Grazia, il loro spirito anima a dà vita, ancora oggi, alle comunità dei credenti e non solo.

Cristo se ne va, compiendo un atto di enorme fiducia nell’umanità e in ciascuno di noi. E questa è la prima caratteristica dell’Ascensione: un Signore pieno di fiducia, che compie atti di fede nell’umanità che ha redento; che ci dà come equipaggiamento per la missione una promessa: “Io sono con voi…”  Il Signore ci affida ad un sogno, queste parole sono una consegna di responsabilità, ci chiede di tornare ad innamorarci della vita, ad innamorarci di questo tempo e di questo nostro Paese, ad amare sinceramente la storia che stiamo vivendo.

Nella quotidiana fatica non possiamo più chiederci dove sei tu Signore, dobbiamo imparare a chiederci dove siamo noi umani. Imparare anche noi come l’apostolo Paolo ad affermare che per noi vivere è Cristo; per noi vivere è sentirci abitati dai sentimenti di Cristo, è compiere le azioni di Cristo. Per noi vivere è imparare il mestiere di cristiani, portatori finalmente di una buona notizia; che Dio, almeno Dio, ci ama. Sempre!

Come potremmo, altrimenti scacciare i demoni,  prendere in mano i serpenti,  bere veleni,  far star bene i malati, come Gesù ci ha promesso? Il prodigio sta in una promessa: Io sono con voi, sempre! Il Signore opera con noi quando sappiamo offrire una parola fresca a chi ha sete di verità, quando condividiamo il nostro pane con chi ha fame, ogni volta che rimettiamo in piedi chi è caduto, se sappiamo prenderci a cuore il dolore di chi è ferito e calpestato, farci compagni di viaggio a chi è ferito da solitudini e fallimenti.

Il Signore è con noi ogni volta che diventiamo costruttori di pace, ripudiamo ogni guerra e ogni violenza, quando siamo affamati di verità e di giustizia. Lui dice che nel suo nome scacceremo idemoni, certamente i demoni che oggi dobbiamo smascherare e cacciare sono i nuovi padroni del cuore, i pensieri che ci dominano e ci possiedono; la sete di denaro, l’ingordigia di potere, il delirio di onnipotenza o semplicemente l’egocentrismo che ci pone al centro di tutto e che ci porta a calpestare  e a marginalizzare chi non ci serve.

Parleremo lingue nuove; in questo tempo cinico e deluso in cui si sperimenta la desertificazione degli affetti e delle passioni civili, il Vangelo ci rimette nel cuore e sulla bocca, finalmente parole di vita e di liberazione. Se berremo veleni non moriremo. Oggi si spargono certamente veleni nella vita, nelle menti, ci danno da bere falsità e illusioni che spengono la gioia di vivere, l’antidoto è la sua Parola che mi impegna anche a lottare contro tutto ciò che avvelena la terra, l’acqua, l’aria, il cibo e la convivenza civile.

Sì, amici. Cristo non è sparito ma è andato oltre, è andato avanti, cammina con noi e per noi, quasi a spianarci la strada  là dove si spezza il Pane della vita e dove la vita e il vivere si fanno buoni come il pane. Gesù è presente e operante là dove s’impara il difficile ma esaltante mestiere di farci sempre più uomini, di divenire sempre più donne, di essere finalmente e pienamente umani.