Anno zero, giorno zero

Otto dicembre, l’inizio.
È confortante pensare a Vidagioia: un luogo di accoglienza che non da valore al colore, al passaporto, al conto corrente, ma ha una passione. La persona, con un’attenzione particolare a quella disorientata, ferita, che ha perso di vista se stessa.

È un orgoglio far parte di questo progetto, sfida all’accoglienza.
Il mio lavoro è continua accoglienza di un Altro, che nella vita medio-borghese viene stigmatizzato, escluso. E non penso solo a chi dipende da una sostanza, a chi non ce la fa a entrare e rientrare nel mondo del lavoro ed è costretto a vivere per strada, ecc. Penso a tanti insospettabili Cuori, disorientati dalla difficoltà del vivere.

Scrive E. Morin che l’educazione, oggi, ha una nuova sfida, educare a vivere, insegnare la conoscenza della conoscenza. Di ciò che so, cosa me ne faccio? Come poter stare nella complessità della vita? Oggi che i punti di riferimento sono pochi, che coloro che erano sede della saggezza, sono sempre meno. Oggi che i Miti che hanno fatto vivere e andare avanti i miei nonni e i miei genitori (Patria, Dio, Famiglia) hanno perso credibilità perché è emersa la loro inadeguatezza per la vita di oggi. Come fare, allora, a vivere? Come fare a costruirmi la morale che sarà bussola nelle scelte? Come fare a scegliere una morale che la mia anima riesce a fare propria? Come fare a reggere la frustrazione di una scelta? Questo è disorientante, porta tante Identità a confondersi, ad intraprendere la strada della deresponsabilizzazione.

Mi piace pensare che dalla follia di un’idea di accoglienza, quale ha la Comunità di s. Bartolomeo, qualcuno di questi Cuori possa trovare l’aggancio alla Vita, per poter, un giorno alla volta, affidarsi sempre più alla propria originarietà ed essere aderente e fedele alla propria Identità e così portare il proprio seme di speranza nel mondo.
In bocca al lupo e….alla prossima.