Anche se ci crediamo assolti, siamo sempre coinvolti

Carissimi tutti, voi sapete con quanta gioia aspetto di poter celebrare l’Eucarestia con voi ogni Domenica e di poter condividere una piccola quanto sincera riflessione sulla Parola del Signore. Oggi non lo farò! 

Stiamo vivendo un momento di grande sofferenza a Prato; ne è ferita la Chiesa, ne è ferita tutta la Città. La ferita è troppo dolorosa e ci vorranno anni per guarirla. Il Vescovo ci invita a pregare, a convertirci,  a chiedere perdono a Dio. Va tutto bene ma non basta.

Caro don Francesco, ci conosciamo poco, non ci siamo quasi mai frequentati, il tuo mondo e i tuoi orizzonti sono diversi dai miei per tante ragioni, ma siamo tutti e due preti di questa Chiesa, cittadini di questa Città, tutti e due siamo stati mandati ad annunciare e a vivere il Vangelo. C’era tanta sincerità nei nostri cuori quando abbiamo scelto di essere preti. Cosa ci è successo?

Per ciò che è accaduto voglio soprattutto chiedere perdono alla povera gente che abbiamo così duramente ferito e tradito con le nostre scelte sbagliate e con tanta disinvolta superficialità. Non prendo le distanze da te, Francesco, non  ora che sei nei guai e probabilmente sei rimasto solo. Ora ti abbraccio come un fratello fragile, cosa che avrei dovuto fare prima.

Chiedo perdono a nome di tutti i preti della Città soprattutto ai poveri per averli dimenticati e in qualche modo ingannati, usato i soldi dati per il loro pane per comprarci frammenti di morte. Chiedo perdono ai giovani che abbiamo scandalizzato e offeso, derubati della fiducia che in noi potevano trovare; ora sono più soli. Chiedo perdono a tutti i genitori che faranno più fatica a trasmettere ideali e valori di grandezza e bellezza ai loro figli se anche noi preti sappiamo cadere così in basso. 

Chiedo  perdono a tutte le persone che ci vogliono bene e alle quali abbiamo fatto tanto male. Chiedo perdono a tutti quei preti e a tutte quelle donne e agli e uomini credenti o laici, che  ogni giorno si impegnano con grande generosità nel servizio, nella promozione e  difesa della dignità umana di tutti a cominciare dagli ultimi  pagando spesso con la vita la loro scelta di fedeltà.

In questi giorni, caro don Francesco, abbiamo celebrato il ricordo del martirio di don Pino Puglisi, ucciso dalla mafia perché voleva dare una speranza di vita buona e bella ai giovani di Brancaccio. Per me è stato un grande maestro e amico come don Giuseppe Diana a Casal di Principe. Ci aiutino  a convertirci e, alla nostra Chiesa diano una solenne pedata che la risvegli dal torpore in cui sembra essersi rinvoltata e sopita.

Prendiamoci  tutti l’impegno di pregare ogni giorno per le persone a cui abbiamo fatto del male, C’è speranza per tutti anche per noi, se facciamo posto davvero al Signore nella nostra vita, se la preghiera non si riduce a una foglia di fico dietro cui nascondere la nostra ignavia e la nostra viltà.

Ti abbraccio Francesco! Quell’abbraccio  amichevole e fraterno che purtroppo  non ci siamo mai dati.

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