Anche pregare stanca, se non c’è amore

Pregare non significa dire preghiere; pregare non significa semplicemente ripetere formule senza mai smettere. Gesù stesso ci mette in guardia quando ci dice:” Quando pregate, non moltiplicate parole, il Padre sa di cosa avete bisogno ..” Mt 6, 7. Pregare a volte è sentire in noi la vicinanza di Dio; sentire che  la nostra vita è preziosa per il Signore, sentire che Dio ci ama. E se Dio ci ama noi diventiamo capaci di una vita buona, di una vita che vale, di una vita che è bene e che porta bene.

Pregare è come voler bene, se ami tuo figlio, o tuo padre, o tua madre, se amiamo colui o colei che  ci cammina  accanto nella vita, ovunque siamo ne avvertiamo la presenza e, perfino la lontananza può rende più forte il vincolo che ci unisce. Quando siamo in viaggio o al lavoro ci sentiamo profondamente uniti alle persone che ci amano e che amiamo, perché non è un dovere ma un bisogno profondo che ci abita.

Così è il nostro rapporto con Dio; se Dio è un dovere, a volte ne facciamo anche a meno, ma se Dio è amore, non ci basta mai, qualunque cosa si stia facendo. Perché, Il desiderio prega sempre, anche se la lingua tace.  

Allora, fare bene le cose che facciamo, metterci amore, cura, serietà, competenza, coraggio, nelle realtà di ogni giorno, è un modo serio di pregare il Signore non a parole ma con i fatti e nella generosità, e sentiremo il bisogno di una sosta, di una parola detta, soprattutto di una Parola, la Sua, accolta in noi come luce che illumina il vivere.

Gesù ci sollecita a pregare senza abbandonare la lotta, perché la vita, la verità, la giustizia, la dignità, la libertà e l’amore, patiscono violenza per essere conquistati e mantenuti; siamo chiamati ad essere forti e coraggiosi e a non temere  l’avversario e neppure il nemico, e la preghiera ci rende capaci di non avere mai nemici, di non essere mai nemici di nessuna persona. Nemico non è un nome cristiano!

Il Vangelo ci porta, oggi, a scuola di preghiera da una donna, forte, dignitosa, indomita davanti al sopruso, davanti al giudice corrotto, una donna che chiede, anzi, rivendica giustizia. E ci richiama alla mente le tante persone che lottano ogni giorno contro mafia e corruzione. Umanità che non si arrende, che non si rassegna al male e ci rivela che la preghiera, oggi più che mai, è un no all’ingiustizia gridato in faccia al così fan tutti, così va il mondo. 

Ogni giorno, dice il Vangelo, si presentava al giudice corrotto rivendicando giustizia. È la tenacia della preghiera che cambia il mondo cambiandoci il cuore. Il giudice corrotto  rappresenta il mondo con tutte le sue contraddizioni e le sue precarietà, le sue tante forme di mafiosità e di violenza a cui ci stiamo abituando e che invece dobbiamo imparare a rifiutare, a cui dobbiamo dire: no!

In questa parabola, Dio è rappresentato da questa povera donna vedova perché questa donna, come tutti i poveri del mondo, comunque si intendano, è carne di Dio in cui grida la fame di giustizia e il rispetto della dignità negata. 

Cari amici, quanto dobbiamo convertirci ancora davanti al grido degli oppressi e dei maltrattati, davanti al gemito delle troppe vittime? Perché oggi, soprattutto oggi, siamo arrivati alla perversione di considerare i poveri, gli oppressi le vittime, dei colpevoli da punire o da eliminare anziché cambiare il sistema che li produce e li moltiplica, allora per noi, pregare significa soprattutto metterci con Cristo e come Cristo in ascolto del grido di dolore che dalla terra si alza verso il cielo e chiede giustizia. 

Se veramente crediamo che Dio ci sia Padre dobbiamo chiederci da che parte stiamo. Come cittadino e come credente io mi aggrappo alle parole di Gesù:” pregate senza deporre le armi dell’impegno”, che vuol dire pregate e lottate. Perché è vero che non siamo noi a salvare il mondo, ma è altrettanto vero che senza di noi il mondo non si salva. 

È la nostra stanchezza il ritardo della storia, è il nostro arrenderci alla mondanità che ritarda la venuta del Regno di giustizia e di pace. Siamo chiamati a diventare dei contempl-attivi.  Cioè  donne e uomini autentici, che pregano senza mai deporre le armi  della fatica e dell’impegno.

L’alternativa è rappresentata dal giudice ateo, che proprio perché è senza Dio che è anche senza umanità; non teme e non rispetta l’umano di nessuno; senza Fede e senza Umanità non c’è giustizia per nessuno. La storia non la cambiano i potenti o i prepotenti ma l’umanità di un popolo e, ancor più, di un popolo credente.

Vorrei concludere con le parole, la preghiera, di una donna cilena, una donna che prega, spera, lotta e  semina speranza nella storia del suo popolo : 

Solleva il mio sguardo dalla polvere Signore, restituisci la faccia all’esiliato, abbatti il muro che ci separa dalla gioia…

La notte passerà …. Un giorno saremo liberi. La terra sarà libera. Gli onesti e i profeti non canteranno più dall’esilio, e non ci sarà paura, nè fantocci malvagi a governarci, né ombre ad oscurare il giorno.

Basta che un uomo sogni … perché un’intera razza profumi di farfalle! Basta che uno solo sussurri di aver visto l’arcobaleno di notte, perché perfino il fango,

abbia occhi rilucenti.

Miriam Torres

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