Anche i sogni, a volte, ritardano

Siamo chiamati tutti, tutti, veramente tutti, chiamati a vivere questo tempo con l’attesa nel cuore; che il buio finisca, che torni a sorgere il giorno nuovo e a portarci un po’ di luce buona, che un tempo nuovo arrivi, che i malati guariscano, che le paure finiscano, che il coraggio ci abiti la vita, che i poveri non cadano in miseria perché la miseria è molto peggio della povertà.

Aiutiamoci tra poveri, a non diventare miseri perché la miseria cerca solo un po’ di cose, un po’  di soldi,  la povertà rivendica il rispetto, la dignità, il giusto riconoscimento. Che  ci sia finalmente un po’ di pace per tutti, che ci sia giustizia per tutti, che ognuno di noi si impegni per la propria parte, che la vita regali a tutti un po’  d’amore e un sogno grande a cui attaccarci il cuore.

SILENZIO. PERDONO. LODE.

Ci trovo molta tenerezza nelle parole del Vangelo:” poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono”. Cari amici, il Dio in cui crediamo è un Signore che conosce la nostra fatica di vivere; Lui sa che la vita è molto di più di un’allegra canzone d’amore o d’avventura, che non sempre la vita fa pari con i nostri sogni più belli, per molti, lo vediamo in questi giorni di pandemia, vivere è fatica, e noi siamo tra i più fortunati.

Mi piace pensare a questo Dio  che, magari ritarda a venire, ma che è e rimane sempre un Signore. Viene a risvegliare la vita assopita e stanca. E non importa se la stanchezza ha prevalso, se l’attesa è lunga e la fede sembra appassire, “ Lui verrà, scrive padre Turoldo, Lui verrà  e allora tu non temere perché sarà Lui a varcare l’abisso.”

Verrà il Signore a dirci che Lui non si è stancato né di noi e neppure della nostra vita, che Lui è un cercatore di vite da riaccendere, Lui viene a  ridestarci da tutti gli sconforti e le fatiche del vivere, viene per chinarsi sulle nostre fatiche, a prendersi cura delle nostre ferite, ad asciugare dal pianto i nostri occhi e  riaccende energie nuove nei nostri cuori appesantiti e stanchi, a custodire i nostri sogni più veri e belli.

È il Signore della vita, il Signore di tutti quelli che escono nella notte a portare un po’ di luce a quanti si perdono nelle prove che la vita ci da. Siamo al capitolo 25 del Vangelo di Matteo, Gesù sta parlando degli ultimi tempi, sta preparando i suoi amici alla battaglia finale, e parla di una saggezza del cuore che tutti siamo chiamati a custodire, parla di un giudizio sulla vita e sulla storia di tutti e di ognuno.

Ci mette in guardia dal ritornare ad essere pagani o idolatri dopo aver incontrato il Signore della vita, parla di un premio e di una condanna, eppure, tutto il capitolo 25 manifesta il cuore di un Dio e Signore che non smette di esserci  Padre.

Usa un’espressione che fa paura:” andate via, non vi conosco”.  E uno si chiede: come può non conoscerci? Come può allontanarci da sé dopo averci chiamato? Cosa ci sta dicendo il Signore Gesù con questo racconto?

Pochi versetti più avanti, Gesù ci parla del giudizio finale dove ogni vita viene  riconosciuta e valutata per le scelte di comunione e di fraternità che ha saputo vivere.  Allora Lui dice:” venite benedetti dal Padre mio perché ho avuto fame, sete, ho pianto, sono stato ferito, migrante, profugo … e voi vi siete presi cura di me … “

Il Signore ci sta affidando un compito preziosissimo da vivere in questi tempi, aiutare ed aiutarci a vivere con la lampada del cuore e della fede sempre accesi, facendoci prossimi ai poveri o quanti sono a rischio di impoverimento perché non diventino dei miseri e,  come Popolo di Dio in cammino imparare a guardare l’umanità con  occhi  cristiani.

Il Signore ci sta insegnando che la povertà non è solo mancanza di denaro,  povertà è anche mancanza di salute, la vecchiaia è povertà, l’insuccesso professionale e la solitudine affettiva è povertà, l’assenza di relazioni, gli handicap fisici o mentali, le sventure familiari e tutte le frustrazioni che provengono da una incapacità o dall’impossibilità di essere riconosciuti e accolti nel gruppo umano più prossimo, sono povertà. Le migrazioni sono povertà.

L’olio delle nostre lampade, se ne abbiamo, è da condividere con tutti quelli che non contano nulla, che non vengono mai ascoltati, di cui si dispone sempre senza mai domandare ciò che sentono o cosa pensano, l’olio è per quanti sono esclusi e rinchiusi in un isolamento così profondo che anche il Cielo di Dio sembra buio e spento.

Cari amici, il Dio in cui crediamo è un Signore che non viene per coglierci in flagrante in un momento di stanchezza o di fragilità, ma è una voce che ci risveglia, è un grido nella notte dell’indifferenza e del menefreghismo dove ognuno pensa per sé sperando che Dio provveda a tutti.

La nostra vera forza è nella voce di Dio, il Signore che ci ridesta la vita da tutte le nostre stanchezze, che ci consola dicendoci che non si è stancato di noi, che dona ancora a noi tutti, possibilità di luci, di incontri, di abbracci, per una vita che non sia solo fatica ma anche bellezza  perchè dono di Lui.

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