Anche gli invisibili portano tesori

Quello che l’evangelista Matteo ci propone è un brano difficile, duro, impietoso; ma vero. Leggo  e mi faccio domande senza pietà e senza sconti per me stesso e per la mia categoria. Pietà la chiedo al Signore, pietà la chiedo ai Giusti, ai Testimoni, ai Santi e ai Martiri della fede e della coerenza.

“Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere i saluti nelle piazze, avere i primi posti nelle sinagoghe e nei banchetti, divorano ciò che non è loro e che appartiene ai poveri, fanno lunghe preghiere per essere visti e ammirati . . .“.   

E poi parla del tempio e della stanza del tesoro in cui molti gettano monete. Gesù osserva, con amarezza, senza entusiasmo e con grande sofferenza. Il, tesoro del tempio è la presenza del Signore, la sua Grazia, la sua Parola, il suo Spirito Santo a cui tutti possiamo e vogliamo attingere, non le numerose monete.

Cari amici, c’è qualcosa di sbagliato che dobbiamo correggere e, per favore, per favore, non aspettiamo che siano i preti e neppure i vescovi a cambiare, cambieranno, ma insieme a noi tutti. C’è bisogno che tutti, tutti i battezzati, tutti gli uomini e tutte le donne di buona volontà, laici o credenti, aiutino la Comunità Cristiana a convertirsi al Vangelo. 

Come credenti cambiamo se ci convertiamo. Aderendo sempre di più al Vangelo, facendo più vera la nostra preghiera, ascoltando di più e meglio la Parola di Dio che ci parla attraverso la Chiesa e il Vangelo e attraverso  il grido che sale dalla terra e dai suoi abitanti. I non credenti possono aiutare la Chiesa esigendo che sia sempre più coerente e fedele  al suo Signore.

Con il Sinodo, Papa Francesco ha aperto per tutti la possibilità di parlare, di dire, di aiutare, di costruire; facciamolo veramente tutti; che il Vangelo di Gesù Cristo fecondi la storia e la renda più umana è un bene per tutti, soprattutto per gli ultimi della fila. 

Ascoltiamo il grido degli ultimi. I discorsi più alti e più veri che si levano dalla terra sono quelli dei poveri, le cui storie ferite contengono verità che non sempre i sapienti sanno capire. 

Se oggi, noi tutti nella Chiesa e nella Società fossimo capaci di ascoltare le domande, spesso mute, dei poveri feriti dalla vita e dalle nostre strutture di peccato, potremmo avere qualche barlume di luce per rischiarare le tante crisi del nostro tempo, crisi che non capiremo se non impariamo a leggerle sulla pelle delle tante vittime del nostro tempo. 

La fatica che i grandi della terra sembrano fare per rispettare la vita del Pianeta, le loro resistenze a creare modelli di vita che consentano a tutti una esistenza più dignitosa, più umana, con meno iniquità e più libertà, più sapere, più salute, più aspettative di un po’, almeno un poco di felicità, dice quanto il nostro tempo debba recuperare in umanità.

Il Sacramento del Battesimo che chiediamo per i nostri figli,  non è semplicemente un rito convenzionale che si fa perché si è sempre fatto. È un gesto grande che esprime il  nostro bisogno della vicinanza di un Dio che ci sia Padre e Madre, di un Signore Gesù che ci sia amico e compagno di viaggio, di uno Spirito che dia Sapienza e saggezza al nostro vivere. 

Consapevoli sempre che oggi, il grande limite che tocca noi e impoverisce il futuro dei nostri figli, non è tanto la poca religiosità ma la mancanza di FEDE e di umanità. Al Signore chiediamo di renderci  molto più umani, più credenti, più credibili, più fedeli e contenti.

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