Amare è fare Pasqua

Tutti noi, almeno una volta nella vita, abbiamo detto con sconcerto e sofferenza: “ Dio non lo capisco, non capisco le sue parole, non capisco la sua volontà, i suoi progetti, il suo silenzio!”  Non è facile capire Dio, non è facile capire gli altri e, a volte, è complicato perfino capire noi stessi. Oggi, il Signore, ci fa una richiesta così umana che sembra quasi impossibile che venga da Lui.

Gesù domanda per sé il sentimento più dirompente dell’universo umano: chiede di essere amato. Assume la parte più intima e profonda della nostra natura: la capacità di amare e il desiderio di essere amato, rivendicando per sé un mondo che Lui vuole cambiare. 

Questo non è un ordine; è una supplica:” Se , se uno mi ama … . Se tu mi ami allora le mie parole le sentirai tue, dette per te, scritte per te. Se tu mi ami, solo se mi ami capirai. Se tu mi ami sentirai la mia presenza come benedizione nella tua vita, se tu mi ami vivrai da credente, mi sentirai amico, cammineremo insieme, faremo vivere la storia e sarà storia ricca di umanità.

SILENZIO. ABBRACCIO. LODE.

Un detto medievale recita: ”I giusti camminano, i sapienti corrono, gli innamorati volano.”  L’amore mette una energia nuova, una luce nuova e una gioia possibile in tutto ciò che fai e, ti pare di volare. Il Signore non ci vuole servitori di Lui, osservanti e fedeli ai suoi comandamenti, che pure valgono! Lui ci vuole figli innamorati della sua Parola e, noi sappiamo, che la Parola vale e dice molto di più dei comandamenti. Intanto perché la Parola di Dio si è fatta carne e noi, abbiamo incontrato  Gesù, il Cristo. 

Gesù Cristo è venuto a noi per rivelarci, per manifestarci, per renderci possibile un’esperienza nuova di Dio; non più l’Onnipotente da temere, asserviti alla sua volontà. Ma un padre Abbà che ama e custodisce la nostra vita e il nostro vivere. L’insegnamento di Gesù non è tanto preoccupato di salvaguardare l’onore e la gloria di Dio ma affermare il bene dell’umanità, perché Dio, il Dio rivelato da Gesù Cristo trae la sua gloria e la sua gioia, dalla nostra disponibilità ad amarci gli uni gli altri come Lui ci ha insegnato.

L’Evangelista Giovanni  ci testimonia che Dio viene per amarci mentre noi siamo lontani e ostili verso di Lui. Luca ci parla di un padre che corre incontro al figlio che ritorna, Matteo ci descrive  Gesù chinato per terra accanto a quelli che sono “ caduti”, impegnato a rimetterci in piedi. Marco ci parla di un Dio che rialza, perdona, guarisce, e dona lo Spirito Santo.

È vero! La Parola del Signore ha bisogno di una chiave di lettura, altrimenti non si capisce, sfugge alla nostra sensibilità, rimane esterna al nostro animo. Abbiamo bisogno di una cristianità serena, preoccupata soprattutto di imparare ad essere più fraterna e solidale, a porre  il bene comune al di sopra e prima del nostro bene personale. La grandezza umana non si misura dalla durezza o dalla ferocia punitiva o escludente ma dalla mitezza accogliente. 

L’errante, come il diverso e lo straniero non è mai il mio nemico ma il mio  possibile fratello, la mia ritrovata sorella. Lui, il Signore Gesù non pone la religione o la religiosità al di sopra di tutto, ma la scoperta di un Dio e Signore  che ci viene incontro, che ci viene a cercare per fare casa con noi. Lui ci chiede di entrare nella logica della Fede più che della religiosità, nella dimensione della fiducia e della fedeltà, nella logica dell’amore solidale e includente:” se uno mi ama …, solo se uno mi ama può capire i miei insegnamenti . . . ”.

Noi tutti, consapevoli o meno, di tre cose abbiamo bisogno per camparci dignitosamente la vita: * un pezzo di pane quotidiano che nutra la nostra fame di umanità. ** Un po’ di affetto da donare e da ricevere perché non è bene che uno sia solitudine. *** un luogo dove sentirsi a casa, dove si è attesi, dove la nostra presenza  è benedizione, dove la nostra parola è ascoltata.

E capire che Dio non si merita, ma si accoglie, quado bussa al cuore della nostra vita portando i suoi doni. Perché Lui non viene per toglierci vita, Lui viene a dare pienezza alla nostra vita e un orizzonte eterno al nostro vivere. 

Viene a noi e ci porta lo Shalom, la pace biblica del Risorto che non dice soltanto la fine dei conflitti, ma molto di più, dice la possibilità di una vita liberata e risorta, cioè redenta. Certo: lo shalom è un miracolo fragile da custodire con cura e  amore grande, perché solo  “ se uno mi ama … può  capire e vivere in pienezza il mio Vangelo”.  Perché noi facciamo veramente bene solo ciò che amiamo.

Camminare con Cristo pur con una vita complessa e, a volte, complicata come lo era per i discepoli la sera di Pasqua sulla strada di Emmaus, significa comprendere che la pace è possibile, che vivere una vita migliore è possibile, che il dominio della paura  su di noi è finito. Che la paura e il male non ci possono dominare. Che la nostra vita e il nostro cuore  sono la casa in cui  il Signore della pace ama  abitare.