Alla fine, restiamo umani!

Una pagina che sembra fatta di raccomandazioni minute, senza pretese, davanti al compito enorme di annunciare il Vangelo: “ andate due a due, senza borsa, né sacca,, senza cose e senza pretese, siate semplicemente umani . . . “. È, invece, una pagina estremamente esigente.

Nel sogno di Gesù, i discepoli devono essere dei ricostruttori di umanità e il loro primo impegno è quello di camminare insieme. Due non è la somma di uno  più uno ma l’inizio di un rapporto di comunione, un imparare a vivere insieme, a convivere con l’altro, con le sue originalità e diversità, a capire le sue fatiche, a prenderci a cuore delle sue paure, a curare le sue ferite, a condividere la quotidiana fatica del pane e della dignità.

Dovremmo chiedercelo, amici, forse vorremmo chiedercelo ad ogni nostro risveglio, che cosa significa oggi guadagnarci il pane e conservare la dignità, nel sistema di lavoro pratese, e siamo ancora tra le zone fortunate. Nel nostro Paese, dove sembra non fare scandalo il ritorno ad uno strisciante asservimento in campo  produttivo e lavorativo,  chiederci in che modo possiamo contribuire a conservare la dignità umana dei lavoratori, soprattutto stranieri, estremamente precarizzati, con tanti doveri e scarsissimi diritti e una paga discutibile.

Come  essere fratelli con quel milione di giovani senza diritti e senza patria che sono nati e cresciuti, vanno a scuola e vivono tra noi?  Credo che il Signore Gesù ci stia dicendo che, per essere suoi discepoli non basta portare la croce al collo o brandire il rosario in piazza, che non si può pregare Dio chiamandolo “ padre nostro” e rifiutare come indegna tanta parte di umanità che vive e lavora sulle nostre terre, nelle nostre fabbriche e in tante nostre case.

Capire allora che attraversare la terra dei lupi non riguarda semplicemente la fisicità delle persone ma le idee che circolano, che incattiviscono, rendono refrattari e indifferenti di fronte al dolore, al gemito e alle attese di un dignitoso vivere di tanta umanità. Ci manda, il Signore, come agnelli in mezzo ai lupi, ma non ci manda allo sbaraglio o al martirio.

Il Signore in cui crediamo ci sta chiedendo di imparare a immaginare e a costruire il mondo in un’altra luce, ad immaginare e a volere un mondo meno aggressivo, meno ingiusto e violento di quello che stiamo vivendo, che i campi della vita siano anche violenti, il Signore Gesù lo ha  sperimentato sulla sua pelle fino al martirio della croce, eppure ci consegna una missione luminosa e bella:” la messe è molta, ma gli operai sono pochi, pregate il padrone della messe, il Signore della storia “.

I tempi sono duri ma il Signore vede brillare la vita buona di molti, vede il buon grano che trabocca dai campi della vita: il buon grano sono uomini e donne capaci di fedeltà, gente dal cuore spazioso e aperto, capaci di parole generative di vita e nutritive di speranza, umanità generosa e leale, donne e uomini capaci di essere liberi e felici.

E dice il Signore, lo dice per noi, lo dice per tutti:” il Regno di Dio è vicino” il Signore si è fatto vicino. Noi diciamo: il mondo si è allontanato da Dio! e Gesù grida:” Dio si è fatto vicino a noi, Dio  cammina a piedi sulle  nostre strade, non ha paura della nostra polvere e dice” in qualunque casa entriate, dite:” pace a questa casa “.

Il Signore sogna la ricostruzione di tutto ciò che è umano attraverso mille e mille case ospitali e braccia aperte con fraternità, l’ospitalità e l’accoglienza dicono che la nostra umanità non si è persa e che la nostra civiltà è ancora capace di miracoli. Noi ci vogliamo credere, noi ci impegniamo a crederci, noi, con la grazia di Dio, vogliamo continuare ad essere umani.

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