A testa alta verso la Luce

Ci sono momenti nella vita dove le prove si sommano, tutto sembra andare  controvento, e sono momenti in cui la tentazione è quella del ripiegamento, dello scoraggiamento, della rinuncia. Sono momenti di vera fatica che, un po’ tutti, conosciamo. Proprio in questi momenti dal Signore viene una Parola:” levate lo sguardo, la salvezza è vicina”.

 

È un invito solenne a convertirci. Convertirci non significa tornare indietro, tornare al passato, ma voltarci verso di Lui, la luce che illumina ogni persona. Vivere una vita finalmente illuminata, scoprire che il Regno di Dio è guarire dal  male, è il rifiorire della vita, è il mondo come Dio lo sogna. Dove nessuno è considerato uno scarto ma tutti, tutti sono dignitosamente accolti come fratelli e sorelle che accettano la fatica di imparare a conoscersi e ad amarsi.

Imparare a conoscerci, imparare ad amarci, imparare a prenderci cura gli uni degli altri come fa Dio con noi, è il grande compito, la vera missione che il Signore ci affida. E abbiamo due fatti di straordinaria importanza su cui riflettere:   la cattura di un criminale che ha fatto della sua vita uno strumento di morte, dolore e lacrime per molti,  la morte di un santo che ha fatto della sua vita un dono per tutti. Entrambi  figli della meravigliosa Sicilia. La Sicilia di cosa nostra, dei mafiosi e la Sicilia  fratel di Biagio Conte.

E si ripetono attuandosi in realtà le parole del profeta Isaia “ al popolo che camminava nelle tenebre e nell’ombra di morte è apparsa una grande luce . . “. Una luce che illumina non solo la Sicilia ma tutti e ognuno di noi.  

Abbiamo tutti un grande bisogno di un po’ di luce e di ascoltare finalmente parole guarite, parole che non feriscono, parole capaci di liberare dal risentimento e dal disprezzo, parole capaci di togliere barriere e ostacoli, parole che dicano finalmente un po’ , almeno un po’ di onestà, parole che favoriscano la relazione invece dell’insulto e del disprezzo reciproco.

Ogni volta che troviamo qualcuno che sta facendo bene il proprio mestiere o vivendo bene il proprio ruolo noi sentiamo di essere in presenza di autentici signori. Dal meccanico che ci aggiusta la macchina, al dentista, al medico di famiglia, al maestro dei nostri figli, all’impiegato di un qualsiasi ufficio, dall’aver avuto un buon padre e una buona madre fino al ricordo dei nonni o di chi ci ha cresciuto da piccoli, noi diciamo:” era un vero signore, una vera signora”, e ne siamo felici. Forse un giorno anche i preti non verranno più allevati nell’incubatrice protettiva del seminario ma nel cuore pulsante della società che fatica e lavora per un pezzo di pane buono e onesto; e saremo i migliori pescatori di umanità.

 

Che immagine meravigliosa ci offre il Signore! Pescatori di umanità, salvatori di naufraghi. Come a dire: cercateli in quel loro mondo dove credono di vivere e non vivono, che credono vitale e invece è un mondo senza ossigeno. Mostrate loro che l’umanità, pur con tutta la sua pesantezza, è fatta per un’altra respirazione, un’altra luce, un altro Spirito.

Il vescovo di Palermo, Corrado, al funerale di fratel Biagio lo ha ricordato come un uomo che ha amato profondamente la sua gente, la sua terra, la sua città, coinvolgendosi nelle sue fatiche, sofferenze e contraddizioni come , prima di lui, aveva fatto don Pino Puglisi, il prete martire di Brancaccio,  e i tanti martiri di questa terra e di questa città; fratel Biagio gridava:” come fa una città a vivere senza Dio? “ non è una sterile nostalgia del passato ma un desiderio e una fame di conversione per vivere umanamente e dignitosamente oggi..

Il Dio che non può mancare nella Città è il Signore che si identifica con i piccoli, i fragili, i poveri, è il  Dio che chiede di abitare la mente e il core dei ricchi e dei potenti perché diventino signori, imparando ad amare questa umanità lavorando per renderla migliore, più attenta, più solidale, più giusta, più fraterna, con una grande anima, ricca di una vera vita e di spiritualità.

Utopia? Può essere. Fratel Biagio ci ha provato, come a suo tempo ci aveva provato padre Puglisi, come ci hanno provato le centinaia di morti ammazzati per difendere la dignità e la fierezza di un popolo, il coraggio di chi, di fronte al grido degli oppressi, non si è girato dall’altra parte, la grandezza umana di chi non ha mai confuso il realismo con il cinismo, il dolore con il folclore.

Oggi, ci sia concesso di dire un GRAZIE infinito a tutti i giusti e a tutti i sognatori, a tutti coloro che ogni giorno, davanti ai sogni di vita vera e  sinceramente umana dei propri figli, decidono  da che parte vogliono stare. e vorremmo che  tutti, governati e governanti, decidessimo ogni giorno, se e quanto vogliamo essere uomini e donne di cui non vergognarci mai.

E sono luminose per noi le parole del profeta Isaia :” lo Spirito del Signore è sopra di me, il Signore mi ha consacrato con l’unzione per portare  la vista a chi non vede, l’udito a chi non sente, e la parola ai silenziati, per curare le piaghe dei curi spezzati e rialzare dalla polvere gli umiliati e annunciare la Grazia del Signore a tutto il popolo”

 

È la realtà del nostro essere cristiani, il nostro Battesimo, la nostra Cresima, l’Eucarestia di ogni domenica che custodisce e coltiva, facendola crescere la nostra vita di credenti, credibili e contenti.