A chi affidiamo il peccato e la sofferenza?

La  Parola di Dio che abbiamo ascoltato, ci parla di un Dio che è Signore, che non regna indifferente  alla nostra fatica di vivere e di convivere con il nostro peccato, con le nostre fatiche,  con i nostri dolori, ma di noi tutti si prende cura. Il suo farsi umanità, con l’incarnazione di Gesù Cristo suo figlio, il suo entrare nella nostra vita, il suo lasciarsi toccare dalla fatica e dalle sofferenze umane ce lo rendono un Dio vicino.

Giovanni il Battista ce lo presenta come agnello innocente che viene a prendere su di sé le colpe dell’umanità e, usa il termine aramaico, la lingua parlata da Gesù “ taliah” che significa agnello sacrificale ma significa anche servitore fedele e umile.

Gesù è allora il servitore fedele che viene a liberarci da ogni sottomissione e da ogni servilismo umano, i tanti servilismi di cui un po’ tutti siamo vittime di qualcuno e  carnefici di qualcun altro, e ci affida a Dio Padre non come servi sottomessi, ma come figli amati.  Ci lascia affidandoci ad una preghiera che esprime  un atto di Fede in un Dio che ci offre la su paternità: “ Padre nostro . . . “.

 

Tutta la Bibbia ci insegna che Dio ha guardato l’umanità, e l’ha guardata con amore; è un Dio che vede, un Dio che ascolta, un Dio che conosce, un Dio che scende, un Dio che si fa liberazione.  Es 3, 1 -5  La storia insegna che l’umanità ci prova ad essere felice, ma non riesce a raggiungere la pienezza umana, cerca di rendersi più fraterna, più giusta, solidale, ma non ci riesce, ci prova ma non ce la fa a realizzare il sogno di Dio.

Ed è proprio davanti a questa storia, che è poi la storia dei nostri giorni, che rivela una umanità smarrita, malata, sofferente e impaurita, che il Signore viene a prendersene cura. Viene il Signore e, di fronte al peccato del mondo guarda soprattutto la sofferenza e, allora, invece del ripudio o del castigo, porta liberazione, porta guarigione. Riaccende una vocazione: la nostra, ci richiama alla mente le ragioni e le radici del nostro esistere.

 

È il profeta Isaia a ricordarcele e, Gesù le rende attuali e possibili ora:” . . .  fin dal grembo materno il Signore ha pensato a me e mi ha chiamato per nome . . .  mi ha detto tu sei il mio servo . . .  attraverso di te manifesterò la mia gloria . . .  tu sei mio servo non soltanto per radunare tutti i figli di Israele dispersi , io ti faccio luce delle nazioni per portare la mia salvezza a tutti i popoli . . .”                                              

 

Gesù è stato preannunciato non per essere sacrificato, Dio non ha voluto il sacrificio di Gesù, il sacrificio di Gesù lo hanno voluto la cattiveria e la crudeltà degli uomini e delle donne di ogni tempo, compreso il nostro. Gesù è chiamato, come ogni suo discepolo, come ognuno di noi se  * facciamo del nostro rapporto con Dio e con l’umanità una  storia seria * a porre tutte le sue e le nostre energie al servizio del sogno di Dio per l’umanità, per  una vita veramente buona, una vita decisamente vera e bella, e finalmente felice.

Togliere il peccato del mondo non è una specie di tangente che si paga a Dio per tenercelo buono, togliere il peccato del mondo è togliere la radice e la ragione di tutta l’infelicità che abita la storia di tutti e la vita di ognuno. Cosa ci sta dietro ogni guerra in atto? Cosa ci sta dietro la grande miseria che affligge tre quarti dell’umanità? cosa ci sta dietro le tante, troppe violenza in atto contro i piccoli, contro i fragili e indifesi, contro le donne? Il peccato! Cioè un cuore malato, lontano da Dio, un cuore perverso, un cuore svuotato e incattivito fino a diventare carogne avide, egoiste, e  capaci di ingiustizia feroce.

Il servitore fedele e  l’ agnello innocente è il dono di un Dio che è Signore e viene a  farci portatori  di uno sguardo nuovo sulla storia che stiamo vivendo perché sia capace di umanità vera, di fraternità sincera, di una giustizia sana e liberatrice, una storia redenta, finalmente generatrice di uomini e donne capaci di servizio, di cura, di attenzione e di tenerezza verso il prossimo che ci viene incontro.

E ci libera il Signore Gesù da una idea terribile e sbagliata di Dio su cui prosperavano e prosperano ancora storie di religioni e di potere che tanto assomigliano al potere mondano dove hanno ragione sempre i più forti e i più spregiudicati, ma che non sono mai scelte di FEDE.

E si incomincia, con Gesù, agnello innocente che prende su di sé il peccato e la sofferenza del mondo, a manifestarsi un volto paterno e materno di Dio, con Lui si rileggono le  Sacre scritture e si scopre che Dio non è da temere ma da accogliere, un Dio che non va raggiunto e imprigionato nel tempio ma accolto nella nostra vita e nel nostro vivere quotidiano, un Dio non da evitare per paura ma da lasciarci abbracciare e guarire con amore.

 

Ecco l’agnello, mitezza e tenerezza di Dio che entrano nelle vene del mondo e guarisco il corso della storia. È la missione che il Padre ci affida.